Incommunicado

E’ un termine inglese che ha un senso ben preciso. Significa che la persona non vuole, in generale non può comunicare con l’esterno. E’ un termine spesso usato per dire che una persona è scomparsa prima di ricomparire, in pubblico, sotto arresto o sotto processo. E’ un termine che ha segnato l’Egitto negli scorsi nove anni, da quando è arrivato al potere Abdelfattah al-Sisi.

Incommunicado è ora Alaa Abd-el Fattah. Si dovrebbe trovare in una cella di Wadi al-Natrun, un penitenziario in pieno deserto a un centinaio di chilometri di distanza dal Cairo. Una cella, peraltro, sorvegliata h24 con un sistema di di videosorveglianza interna. Le guardie carcerarie, insomma, possono sapere tutto di Alaa, potrebbero far vedere una registrazione, far sentire la sua voce alla famiglia. Invece nulla. Di Alaa non si hanno notizie dirette dal 16 luglio scorso, e cioè da quando una sua lettera – bella, profonda, un tipico esempio delle riflessioni di Alaa – è stata consegnata alla madre, la professoressa Laila Soueif. E’ possibile leggerne ampi stralci, di questa lettera, tradotta in inglese da sua zia Ahdaf Soueif sul suo profilo Facebook. Incredibili sono quelli in cui, in pieno sciopero della fame, spiega a sua madre, la matematica Laila Soueif, cosa sta ricavando e comprendendo del libro sullo spazio e sul tempo di Stephen Hawking e Roger Penrose. Una mente lucidissima, alla mercé di un regime senza alcuna pietà.

Questa è l’ultima traccia, l’ultima orma che ha lasciato Alaa. Scritta di suo pugno. Poi, nessun contatto diretto tra lui e la sua famiglia. Quando la madre è andata a visitarlo, nell’unica finestra offerta dalle autorità carcerarie il 24 luglio scorso, Alaa non si è presentato nella sala colloqui. I secondini hanno detto che si è rifiutato di vedere sua madre. Leggete la lettera del 16 luglio, e capirete perché non è possibile che Alaa si rifiuti di vedere sua madre.

Cosa è successo ad Alaa? Dov’è Alaa? E’ vivo oppure è morto? Chi può fare qualcosa per capire cosa è successo ad Alaa? E perché è vietato alle autorità consolari britanniche e agli avvocati di Alaa di visitarlo e sincerarsi delle sue condizioni? La famiglia è estremamente preoccupata. Laila Soueif ha passato l’intera giornata di ieri, la quarta, a Wadi al Natrun in attesa di un cenno, di un pezzo di carta scritto da suo figlio. Niente. Nulla. E nulla facciamo noi europei. E cosa fa Liz Truss, ministra degli esteri britannica, in corsa per la leadership conservatrice, per premere sulle autorità egiziane e conoscere il destino del cittadino britannico Alaa Abd-el Fattah?

Prosegue il digiuno solidale con Alaa, di cui non abbiamo notizie. E dunque non sappiamo se il suo sciopero della fame prosegue. Il calendario direbbe: 118 giorni. Oggi digiuna, in solidarietà, Paolo Pignocchi, di Amnesty International Italia –
Coordinamento Europa – Circoscrizione Marche.

#FreeAlaa