L’urlo di Ahmed Samir

Un urlo liberatorio. E’ la foto che meglio esprime, secondo me, tutto l’inferno del carcere, espulso nel momento in cui si ha coscienza che si è fuori. Fuori dalle mura che ti hanno circondato e nascosto al mondo. Ahmed Samir Santawy è tra i sei detenuti a cui il presidente della repubblica egiziana ha, come si dice, concesso la grazia. Il suo caso è molto simile a quello di Patrick Zaki, che infatti è andato ad accoglierlo fuori dalla prigione per festeggiare la sua liberazione. Diffusione di notizie false in Egitto e all’estero, questa l’accusa a cui è seguita una condanna a tre anni. Nel caso di Patrick Zaki, si è ancora in attesa della pronuncia del tribunale, che ha rinviato l’udienza al prossimo 27 settembre.

Ahmed Samir è uno studente della Central European University di Vienna. Negli scorsi giorni il suo nome era riemerso dal carcere di Tora al Cairo, perché aveva rischiato di soffocare nella sua cella di due metri per due e mezza. A salvarlo, gli altri detenuti del suo braccio che avevano cominciato a battere sulle sbarre per attirare l’attenzione dei secondini. Ad aiutarlo, soprattutto Ahmed Douma, poeta e attivista, grande amico di Alaa Abd-el Fattah. E siccome ha aiutato Ahmed Samir. Ahmed Douma è stato pestato, picchiato dai secondini. Questo è il carcere in Egitto.

Grande la gioia espressa sui social, in quell’esteso mondo composto dai familiari dei detenuti nelle carceri egiziane. Chi ha un familiare dentro, gioisce per chi è riuscito a uscire dall’inferno. Un modello di solidarietà che ha, visto dall’Italia di oggi, dell’incredibile.

Di Alaa, per il momento, nessuna notizia. Si spera che oggi, primo giorno in cui riprendono le visite dei familiari, sia possibile avere notizie dirette, visto che lo sciopero della fame ha raggiunto il giorno 121.

Prosegue il digiuno solidale, nell’attesa di sapere qualcosa di più. Nell’attesa che facciano effetto le pressioni di diverso tipo che spingono per la liberazione di Alaa. A digiunare per Alaa, oggi, Elisabetta Secchi, responsabile di Amnesty Sardegna.E assieme a lei digiuna Jolanda Guardi, che insegna letteratura araba presso l’Università degli Studi di Torino e Traduzione presso la Scuola Superiore di Mediazione Linguistica LIMEC di Milano, dirige la collana di traduzioni dall’arabo Barzakh, presso l’editore Jouvence, ed è presidente e direttrice scientifica del Centro Studi Ilà.