Alaa è vivo

Laila Soueif, la madre di Alaa Abd-el Fattah, ha potuto vedere ieri suo figlio, dopo giorni, anzi, settimane di profonda incertezza e di assenza di notizie dirette. La famiglia ha rassicurato le persone (tante) che a livello globale stanno seguendo la vicenda di Alaa, e il suo sciopero della fame che oggi tocca i 122 giorni. Oltre quattro mesi senza alimentarsi per chiedere diritti, dignità e giustizia.

Cosa è successo in questi giorni e settimane di assenza di informazioni da parte delle autorità carcerarie e, in genere, del regime? Mona Seif, la sorella di Alaa, ha riassunto ieri sui social le prime notizie fornite da sua madre Laila all’uscita del carcere di Wadi al-Natroun, dopo aver visto Alaa. L’elemento più rilevante è che l’assenza di informazioni ha nascosto una situazione estremamente tesa nelle carceri. Una tensione, peraltro, che Alaa aveva previsto nell’ultima lettera fatta pervenire a sua madre il 16 luglio, ma scritta certamente giorni prima. Nella chiusura totale delle prigioni per le festività, i detenuti hanno compreso che non ci sarebbe stata la tanto attesa amnistia generale, e più di qualcuno ha minacciato il suicidio. Alaa ha chiesto di incontrare i funzionari del carcere sulla tensione in atto. La risposta è stata la procrastinazione. L’attesa. Sino alla visita al carcere del procuratore generale, che Alaa ha incontrato.

Gli ulteriori dettagli saranno forniti dalla famiglia.

Oggi digiunano, in solidarietà con Alaa, Paolo Pignocchi, di Amnesty International Italia – Coordinamento Europa – Circoscrizione Marche, e Claudio Loletti.

Chi vuole avere informazioni sul digiuno solidale può scavare in questo blog: è difficile rispondere a tutti, quindi vi prego di leggere le tante notizie, informazioni, indicazioni che trovate in abbondanza su queste pagine. Chi vuole aderire può scrivere a info@invisiblearabs.com

Ieri sono usciti due articoli su Alaa. Uno l’ha scritto Riccardo Noury per il Domani. Uno l’ho scritto io per l’Espresso.