138 giorni di sciopero della fame. Alaa chiede giustizia e libertà per i detenuti

Il messaggio è arrivato dal carcere di Wadi al-Natrun, dove Sanaa Seif è riuscita finalmente a rivedere suo fratello, Alaa Abd-el Fattah. La descrizione fatta da Sanaa Seif è di quelle che provocano sentimenti di segno diverso. Un corpo che si asciuga, dopo quattro mesi e mezzo di sciopero della fame. Capelli e barba rasati. E a far da contraltare a un corpo così segnato dallo sciopero della fame, arriva la decisione di Alaa, ancora una volta un vero e proprio gigante dal punto di vista morale: la decisione di non rendere solo individuale il suo sciopero della fame, ma di farne un gesto di lotta per tutti i prigionieri. E come? Indicando alcune precise richieste alle autorità sugli almeno sessantamila egiziani. Tra le richieste, per esempio, quella per la liberazione dei prigionieri che hanno superato il periodo in cui è legale trattenere persone in detenzione preventiva.

Alaa non mangerà più una mela alla settimana, ma intensificherà lo sciopero della fame introducendo solo 100 calorie liquide. Con l’idea, espressa nel colloquio, di tornare allo sciopero della fame completo.

L’avvocato Khaled Ali ha nel frattempo annunciato su Facebook la liberazione di 25 detenuti, fornendo la lista dei nominativi

Oggi digiuna ancora una volta in solidarietà per 24 ore Flora Cappelluti. Per Alaa.

Chi vuole aderire e compiere un gesto fragile di solidarietà, mandi una email a info@invisiblearabs.com