156 giorni. La statura di Alaa come quella di Mandela

Che poi le autocrazie si comportano spesso in modi simili, nella repressione. Come si comportano in maniera simile, e con estrema violenza (anche psicologica), quando la repressione riguarda il carcere e i prigionieri. A leggere la storia di Nelson Mandela, e soprattutto le sue lettere dal carcere, i legami sono immediati. Il controllo del pensiero, e soprattutto del pensiero scritto. Le lettere alla famiglia, centellinate e spesso bloccate. La paura, quasi il terrore nei confronti del prigioniero che pensa.

Mandela viene spesso indicato come modello per molti dei dissidenti, soprattutto i dissidenti fuori dall’Europa. Eppure, mai come nel caso di Alaa Abd-el Fattah, il nome di Mandela risuona, non solo per la resilienza, ma anche (soprattutto?) per la statura morale e intellettuale di Alaa. Confermata, recentemente, quando la tensione dentro le carceri egiziane ha raggiunto punte altissime e Alaa, indebolito da questo sciopero della fame così lungo, è stato chiamato a mediare tra le autorità carcerarie e i prigionieri.

Come non pensare, d’altro canto, a Mandela e al modello sudafricano? Alaa aveva scelto di andare in Sudafrica, prima che scoppiasse la rivoluzione egiziana del 2011. Dal Sudafrica era tornato, di gran corsa, proprio per partecipare alla rivoluzione. E al Sudafrica si è rivolto, come modello, quando ha scritto le sue pagine sulla nuova costituzione egiziana (pagine illuminanti, contenute in Non siete stati ancora sconfitti, il libro che contiene la selezione dei suoi scritti, pubblicato da hopefulmonster editore con la traduzione dall’arabo all’italiano di Monica Ruocco).

Il digiuno solidale a staffetta continua, mentre Alaa raggiunge i 156 giorni di sciopero della fame. Oggi, domenica 4 settembre, digiuna ancora una volta – e lo ringraziamo per questo – Francesco Giordano.

C’è bisogno di non interrompere la catena del digiuno solidale. Chi vuole aderire, partecipare al digiuno scriva una email a info@invisiblearabs.com