158 giorni senza cibo. Nutrirsi di parole e pensieri

Una giornata piena di notizie, ma non ancora della notizia che tutti aspettiamo: la liberazione di Alaa Abd-el Fattah e di tutti i prigionieri di coscienza e politici in Egitto. Una giornata piena di notizie, compresa quella – la più preoccupante – delle condizioni di salute di Abelmoneim Abul Futouh, che ha scritto alla famiglia il suo testamento.

Andiamo con ordine, ricordando che Alaa è al giorno 158 di sciopero della fame e che è in corso il digiuno solidale a staffetta per non spegnere l’attenzione sulla sua vicenda. Oggi martedì 6 settembre digiuna Luisa Bordiga (grazie!). Soprattutto in questi giorni, occorre mantenere l’attenzione alta, e anche a questo serve il digiuno solidale a staffetta. Per non interrompere questa catena incredibile di solidarietà che va avanti ininterrotta dal 28 maggio, per partecipare al digiuno di 24 ore, mandate una email a info@invisiblearabs.com.

La prima notizia viene da Londra. Nella corsa alla successione a Boris Johnson come leader dei conservatori e premier del governo britannico ha vinto Liz Truss nei confronti dell’altro candidato, Rishi Sunak. Ministra degli esteri del governo Johnson, Liz Truss sa tutto del dossier che riguarda Alaa Abd-el Fattah, e sulla vicenda ha già preso posizione, affermando che il gabinetto si stava occupando di Alaa in quanto cittadino britannico. Ora che prenderà le redini del governo, si spera che le pressioni sul regime di Al-Sisi aumentino e che si riesca a far liberare Alaa.

La seconda notizia: Mona Seif si è recata alla prigione di Wadi al Natrun per consegnare, per meglio dire, per provare a consegnare libri e oggetti per il fratello. E come al solito, la banalità del male ha mostrato tutto il suo lato tragico-comico e senza alcun senso. I secondini hanno accettato i libri da consegnare ad Alaa, ma non le riviste. Riviste che a questo punto vengono considerate sovversive, come il Newyorker, Wired o la London Review of Books… Non hanno neanche accettato di consegnare gli indumenti puliti, gli stessi indumenti che il detenuto Alaa aveva fatto consegnare alla famiglia perché fossero lavati. Rifiutati dalle autorità oggetti pericolosi come: scacchi, un piccolo puzzle di legno, fogli di carta bianca per poter scrivere, un orologio da polso, lettore MP3, macchinetta per la misurazione della pressione, macchinetta per la misurazione della glicemia.

Almeno i libri sono stati consegnati: cibo per la mente necessario, mentre Alaa continua a rifiutare del tutto di alimentarsi.

E poi l’ultima, preoccupante notizia che riguarda uno dei prigionieri politici più importanti, l’ex candidato alle presidenziali del 2012 Abdelmoneim Abul Futouh. 71 anni, al quarto infarto in due mesi, condannato a 15 anni di carcere, Abul Futouh è l’esponente più di rilievo di quell’islamismo pragmatico che avrebbe potuto cambiare il panorama politico egiziano, soprattutto dopo la sua espulsione dalla Fratellanza Musulmana di cui è stato uno dei dirigenti più interessanti e il candidato riformista alla guida suprema. Un uomo che ho conosciuto durante gli anni della mia vita al Cairo e intervistato più volte prima e dopo la rivoluzione di piazza Tahrir. Nell’ultima lettera consegnata alla famiglia, il dottor Abulfutouh ha scritto il suo testamento. Da medico di fama in tutta la regione araba, ex segretario dell’Unione araba dei medici, Abdelmoneim Abul Futouh conosce il suo corpo e il suo stato di salute. Le autorità carcerarie non hanno concesso il ricovero in ospedale a spese della famiglia nonostante i quattro infarti che lo hanno colpito in carcere. Una morte lenta in cella, in aperta violazione di tutte le convenzioni dei diritti umani.

La banalità del male di un regime che sta affrontando, in questi ultimi mesi, anche  una crisi economica di cui pochi parlano e che invece occorre guardare con attenzione.