160 giorni senza cibo per fame di vita in libertà e dignità

Alaa è giunto al giorno 160 di sciopero della fame. Cinque mesi e dieci giorni. Continua il tempo infinito scelto da Alaa per affermare i suoi diritti e la sua fame di vita in dignità e in libertà.

La notizia di ieri è stato il lungo interrogatorio a cui sono state sottoposte 4 giornaliste del più importante giornale d’informazione in Egitto, tanto indipendente da essere nella sostanza inaccessibile per i lettori che si trovano nel Paese. Rana Mamdouh, Sara Seif Eddin e Beesan Kassab, giornaliste di Mada Masr, sono state convocate assieme alla direttrice Lina Attalah da un ufficio della procura del Cairo. Entrate le mattina, sono uscite solo a tarda sera: rilasciate su cauzione. Cinquemila lire egiziane per ognuna delle giornaliste. Ventimila lire egiziane per Lina Attalah, accusata anche di dirigere un sito senza licenza. Tutte e 4 sono accusate di diffamazione verso i membri del Partito del futuro della nazione, di aver usato i social per attaccare i membri del partito e di aver pubblicato notizie false al fine di disturbare la quiete pubblica e danneggiare l’interesse pubblico.

Lina Attalah, che ha studiato anche nel Collegio del Mondo Unito di Trieste dove studiò successivamente anche Giulio Regeni, è una delle più famose giornaliste non solo arabe, ma a livello globale. Indicata dal settimanale statunitense “Time” come una delle 100 persone più influenti al mondo, Lina Attalah è uno specchiato esempio di deontologia giornalistica, una intellettuale di profonda intelligenza e serietà. Insignita del titolo di cavaliere delle arti e delle lettere dalla Repubblica francese, premio Reporter senza Frontiere, Lina Attalah dirige l’unico giornale di opposizione in Egitto, di cui esiste solo la versione virtuale e non quella cartacea.

Il caso che ha portato le quattro giornaliste egiziane di fronte ai magistrati riguarda uno degli ultimi articoli pubblicati da Mada Masr sul Partito del futuro della nazione. Sul numero del 31 agosto, è stata pubblicata la notizia che organi di controllo statali  avevano puntato il dito su membri di spicco del Partito del futuro della nazione – un partito con stretti legami con il potere –  per “gravi violazioni finanziarie”. Con il rischio, per loro, dell’allontanamento dalla politica.  Subito dopo, membri del partito e deputati hanno depositato querele contro Mada Masr in diversi tribunali dell’Egitto.

Non c’è bisogno di aggiungere altro. Questa vicenda dice già molto, se non tutto, dello stato in cui versa la libertà in Egitto. Compresa la libertà d’espressione. Una parola va spesa, però, sul fatto che siano state convocate quattro giornaliste, quattro donne che con il loro lavoro distruggono anche (se non soprattutto) i nostri, di stereotipi sulle donne arabe. I loro sorrisi sono il segno più bello di una resilienza fin troppo invisibile in Occidente.

Intanto è in corso il digiuno solidale a staffetta per non spegnere l’attenzione sulla sua vicenda. Oggi giovedì 8 settembre digiuna ancora una volta, in solidarietà, Paolo Pignocchi, di Amnesty International Italia – Coordinamento Europa – Circoscrizione Marche. Paolo ha scelto di digiunare una volta alla settimana in solidarietà nei confronti di Alaa. Grazie!

Soprattutto in questi giorni, occorre mantenere l’attenzione alta, e anche a questo serve il digiuno solidale a staffetta. Per non interrompere questa catena incredibile di solidarietà che va avanti ininterrotta dal 28 maggio, per partecipare al digiuno di 24 ore, mandate una email a info@invisiblearabs.com.