Alaa al giorno 166 di sciopero della fame. E al-Sisi vola in Qatar

Alaa è al giorno 166 del suo sciopero della fame. I timori per la sua vita albergano in ognuno di noi. E intanto la regione continua a vedere movimenti diversi, in parte causati dall’invasione russa dell’Ucraina, in parte dovuti alle diverse mosse delle pedine sullo scacchiere mediorientale.
Gli equilibri regionali sembrano così lontani dalla sofferenza quotidiana di Alaa Abd-el Fattah, costretto a vivere ostaggio della banalità del male in una cella del carcere di Wadi al-Natroun. Eppure, quegli stessi equilibri regionali sono intrecciati alla vita di Alaa e delle altre decine di migliaia di prigionieri nelle carceri egiziane. Perché l’instabilità dell’area non è dovuta solo alla crisi del grano e a quella dell’approvvigionamento energetico. Né solo all’emergenza climatica che morde le risorse naturali, a cominciare dall’acqua. I paesi autocratici o in deficit di democrazia, tra Medio Oriente e Nord Africa, sono giganti dai piedi d’argilla, hanno bisogno di sostegni continui, di iniezioni finanziarie che calmierino il disagio sociale. Hanno bisogno di rafforzare le alleanze dell’area per puntellarsi a vicenda e non rischiare di crollare.
Così, il presidente egiziano Abdelfattah al-Sisi è arrivato ieri a Doha, in visita al Qatar. Una notizia di quelle che dovrebbero essere sulle prime pagine dei giornali, “perfino” di quelli italiani. La visita di al-Sisi sancisce, per chi non se ne fosse accorto, la normalizzazione dei rapporti tra Doha e Cairo, dopo 9 anni di gelo e di vera e propria rottura. Sin dalla sua presa del potere, il regime di al-Sisi, nella sua crociata contro i Fratelli Musulmani, ha accusato il Qatar (e al Jazeera) di rappresentare il principale sostegno al movimento islamista. Il tentativo (fallito) di isolamento del Qatar messo in atto principalmente da Arabia Saudita, Emirati Arabi ed Egitto ha poi congelato i rapporti dal 2017 al 2021. E proprio dallo scorso anno il riavvicinamento è stato sempre più veloce, ancor più veloce dopo l’invasione russa dell’Ucraina che ha approfondito (non certo creato) la crisi economica che attanaglia l’Egitto. Sono soldi, tanti soldi, miliardi di dollari a suggellare la normalizzazione: miliardi di dollari di investimenti del Qatar in Egitto, proprio mentre Il Cairo cerca di mitigare la crisi anche con il sostegno dei “tradizionali” alleati degli ultimi anni, sauditi ed emiratini.
Tanti sorrisi, ora, si scambiano i dirigenti di due paesi che negli ultimi anni sono stati più che nemici. Ma di questo, nelle carceri, probabilmente non arriva nulla. E’ già arrivata nel paese, invece, la crisi del grano, visto che le importazioni di frumento e cereali dell’Egitto provengono in massima parte da Russia e Ucraina.

Il digiuno solidale a staffetta continua. Oggi, mercoledì 14 settembre, digiuna Paolo Pignocchi, di Amnesty International Italia – Coordinamento Europa – Circoscrizione Marche. Come già sapete, Paolo ha fatto una scelta di raro impegno: ha scelto di digiunare una volta alla settimana in solidarietà nei confronti di Alaa. Grazie!

C’è bisogno di non interrompere la catena del digiuno solidale per tenere viva l’attenzione su Alaa e sui 60mila prigionieri nelle carceri del regime egiziano e sullo stato delle violazioni dei diritti. Chi vuole aderire, e partecipare al digiuno scriva una email a info@invisiblearabs.com