Salvare Alaa

Attoniti. In molte, tra le persone che sento in questi giorni, non fanno altro che sottolineare questo sentimento: essere attoniti, quasi congelati di fronte alla vicenda di un uomo che soffre e che nessuno vuole salvare. Attoniti di fronte ad Alaa, che continua il suo sciopero della fame, ormai divenuto lo sciopero della fame per i prigionieri che a decine di migliaia sono nelle carceri egiziane. I giorni di sciopero della fame sono, oggi, 173. Poco meno di sei mesi di privazione del cibo, senza che noi si abbia un’immagine di Alaa, oggi. Ciò che noi, pubblico, sappiamo lo dobbiamo alla famiglia, che dà notizia del suo caro e ci accoglie in una comunità fatta di solidarietà, di ascolto, di piccoli gesti, di empatia.

Alaa sta scomparendo, scrive sua sorella, magro come un fuscello. E noi rimaniamo attoniti – credo – non solo di fronte alla sua forza, ma di fronte all’ignavia o alla protervia di chi nulla fa. Di chi rimane in silenzio di fronte a un uomo che sta rischiando di morire in carcere per affermare i suoi diritti di base: la libertà, la giustizia, la dignità.

Il comitato egiziano per l’amnistia dà, nel frattempo, buone notizie con il contagocce. Ha annunciato la liberazione di 28 detenuti in carcerazione preventiva. Una delle richieste di Alaa, peraltro: la liberazione dei prigionieri in detenzione preventiva…

Il digiuno solidale a staffetta per Alaa continua, dunque. Oggi mercoledì 21 settembre Jolanda Guardi digiuna di nuovo per Alaa. Jolanda Guardi insegna letteratura araba presso l’Università degli Studi di Torino e Traduzione presso la Scuola Superiore di Mediazione Linguistica LIMEC di Milano, dirige la collana di traduzioni dall’arabo Barzakh, presso l’editore Jouvence, ed è presidente e direttrice scientifica del Centro Studi Ilà.Grazie di cuore!

Chi vuole aderire, e partecipare al digiuno scriva una email a info@invisiblearabs.com.