217 giorni, una lettera di premi Nobel e poi un tweet da Londra

217 giorni di sciopero della fame. 3 giorni dall’inizio dello sciopero totale dal cibo, dopo che Alaa ha tolto anche le 100 calorie ha ingerito in questi mesi. E fra pochi giorni, il 6 novembre, lo sciopero della sete per stigmatizzare quello che succede a Sharm el Sheikh: una spennellata di verde sulle violazioni dei diritti umani da parte del regime di al-Sisi. La vita di Alaa Abd-el Fattah è appesa a un filo: alle volontà dei ‘grandi decisori’.

Ieri sono successe molte cose. Anzitutto, la lettera aperta firmata dai premi Nobel (15, di cui 13 insigniti del premio per la letteratura). Una lettera importante. Firmata da  scrittici e scrittori di peso. Compreso chi, come Wole Soyinka, in carcere c’è stato proprio per la potenza delle sue parole rivoluzionarie. Come, a suo modo, Alaa Abd El Fattah. L’ha pubblicata in Italia “Avvenire”. E a livello internazionale, la richiesta dei Nobel è stata veicolata dalle più importanti testate.

Le sorelle di Alaa, Mona e Sanaa Seif, hanno tenuto una conferenza stampa a Londra, di fronte al Foreign Office. Il sit in che ha tenuto Sana accampata su un marciapiede del centro di Londra per chiedere la liberazione di suo fratello, e dunque la sua salvezza, si è conclusa ieri. Sanaa sarà domenica a Sharm el Sheikh per COP27, proprio il giorno in cui Alaa comincerà anche lo sciopero della sete. La madre di Alaa, la professoressa Laila Soueif, tenterà di vedere suo figlio, anche se la prossima visita in carcere è calendarizzata per il 17 novembre, un giorno prima del compleanno di Alaa, quando potrebbe essere troppo tardi.

E infine, ieri sera, un tweet di James Cleverly ha dato un po’ di sollievo alla famiglia di Alaa, almeno un po’ di sollievo. Il ministro degli esteri inglese ha assicurato che si sta facendo tutto il possibile per il rilascio del cittadino britannico Alaa. Alla speranza, ora, non c’è alternativa.

Oggi venerdì 4 novembre digiunano, in solidarietà con Alaa, Grazia Parolari e Andrea Firrincieli. Grazie di cuore a entrambi.

Lo scorso maggio, esattamente il 28 maggio 2022, Riccardo Noury e io abbiamo infatti lanciato il digiuno a staffetta come gesto – debole e proprio per questo ‘scandaloso’ – per rompere il silenzio su Alaa, sui 60mila prigionieri nelle carceri egiziane, su un regime che viola sistematicamente i diritti umani. Una staffetta per far comprendere che Alaa non è solo. Da allora, oltre duecento persone hanno digiunato e continuano a farlo. Chi vuole aderire, può scrivere una email a info@invisiblearabs.com

Amnesty terrà una manifestazione di fronte all’ambasciata britannica, il prossimo 8 novembre. Siateci, voi che siete a Roma.

 

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