Con Alaa

Ieri è stata resa pubblica una lettera del neopremier Rishi Sunak, datata 5 novembre, con cui il primo ministro scrive alla famiglia che Alaa è una priorità, e faranno di tutto per liberarlo il prima possibile. A leggerla bene, la lettera di Sunak è tutta politica, per nulla o quasi umanitaria. Alaa è una priorità, scrive Sunak, sia in quanto difensore dei diritti umani, sia in quanto cittadino britannico.

Qui sotto è la foto dell’originale della lettera di Sunak, che dimostra quanto in politica estera funzionino anche altri fattori. Compreso questo diverso atteggiamento nei confronti dell’Egitto.

 

 

Oggi in Italia digiunano, in solidarietà con Alaa,

Elisa Gianni
Federico Isonni
Pietro Volpi
le docenti della scuola media Bramante Antonella, Claudia, Fabiana,  Monica, Rosa

Come scrive spesso Mona Seif, sorella di Alaa, e sua zia, la scrittrice Ahdaf Soueif, c’è tanto amore, in questa storia. L’amore di chi è vicino con un gesto debole e, allo stesso tempo, di cura.

Questo è il messaggio che mi ha inviato ieri Elisa Gianni per spiegarmi le ragioni della sua partecipazione al digiuno:

“Ho deciso di unirmi anche io, domani, allo sciopero della fame per Alaa Abd el-Fattah per provare nel mio piccolo un briciolo di cosa deve provare. Un anno fa di questi tempi leggevo “Non siete stati ancora sconfitti” che mi ha fatto conoscere meglio il suo pensiero e mi ha commossa e fatto arrabbiare come adesso mi commuove e mi fa arrabbiare che la sua condizione – condivisa con tanti altri – lo porti alla scelta drastica dello sciopero della sete. Credo che Alaa Abd el-Fattah sia uno degli intellettuali più lucidi dei nostri tempi, un pensatore necessario – non solo per l’Egitto – e non posso accettare la sua prigionia né pensare alla sua lenta e violentissima autodistruzione. Quello che sta accadendo a lui e a tanti altri prigionieri di coscienza in Egitto è allucinante e atroce e se non accadrà qualcosa anche per loro e per i desaparecidos egiziani durante questa COP27 sarà un vero scandalo. Già non si può accettare un consesso mondiale di delegati e capi di stato in un paese dove vengono calpestati sistematicamente i diritti umani.. che almeno tutti i riflettori che saranno accesi sull’Egitto in questa settimana, servano per far luce anche su quello che è accaduto e accade nel resto del paese, non solo a Sharm-el-Sheik! Questi sono stati i pensieri che mi hanno convinta a aggiungermi proprio domani, alla staffetta di digiuno, oltre a riprendere in mano “Non siete stati ancora sconfitti”.

Probabilmente non salverà Alaa né tantomeno cambierà le sorti di altr* prigionier* egizian* ma nel mio piccolo saprò di non essere restata indifferente.
Grazie,
Elisa”