Si continua, mentre il regime riprende il controllo del corpo di Alaa

Il regime si riprende il controllo del corpo di Alaa. Forse è sotto alimentazione forzata. Al suo avvocato Khaled Ali, però, non è stato concesso dal ministero dell’interno egiziano di entrare nel carcere di Wadi al Natroun e accertarsi delle condizioni del suo assistito, nonostante il permesso accordato dal magistrato competente del Cairo. Una firma sotto una richiesta presentata il 2 novembre, l’ennesima richiesta da mesi. Quel foglio non è però servito ai carcerieri. Una crepa nel sistema? Un gioco delle parti? la magistratura non può scavalcare il ministero dell’interno. E alla madre è stato solo detto che Alaa è stato sottoposto a “intervento medico”. Nessun dettaglio, nessuna precisazione.

Tra crudeltà e gestione kafkiana, il regime egiziano continua ad accanirsi su un prigioniero di coscienza. La famiglia ha emesso una dichiarazione durissima anche nei confronti del governo britannico. Perché, conoscendo l’Egitto, il premier Rishi Sunak non sarebbe dovuto ripartire dall’Egitto senza Alaa. E contro Sanaa Seif è stata depositata una querela per diffusione di notizie false: anche lei è a rischio, la procura potrebbe agire contro di lei.

La COP27 di Sharm el Sheikh, che doveva essere la pennellata di verde sulle violazioni dei diritti da parte del regime, è già diventata la COP di Alaa e di tutti i prigionieri politici, 60mila, nelle carceri egiziane. Alle telecamere del mondo, ieri, è apparsa una macchia di bianco: i manifestanti che hanno aderito alla proposta di vestirsi di bianco come bianca è la tenuta dei prigionieri, Egitto.

Il digiuno a staffetta in solidarietà con Alaa continua anche oggi.

Oggi 11 novembre digiunano per Alaa

Lara Ricci
Giuseppe Amato
Silvia Orri
Marco Bacchi
Giusy De Giorgis
Luigi Eusebi

(spero di non aver dimenticato nessuno)