Alaa è vivo. In prigione

La famiglia di Alaa ha rilasciato stamattina 14 novembre un comunicato importante: Alaa è vivo, in carcere. Ha scritto una breve lettera di suo pugno alla mamma di Alaa, la professoressa Laila Soueif, in attesa fuori dal carcere di Wadi al Natroun assiemo all’avvocato che difende Alaa, l’avvocato Khaled Ali. Ecco di seguito il testo del comunicato, tradotto in italiano, e la foto della lettera di pugno di Alaa.

“Questa mattina la famiglia di Alaa Abd el-Fattah ha ricevuto una lettera da Alaa in carcere che dimostra che è ancora vivo. La lettera, allegata, scritta a mano da Alaa, dice:

Ore 16:00 di sabato 12/11/2022

Come stai, mamma?

Sono sicuro che sei veramente preoccupata per me. Questa sarà una lettera breve e la lettera lunga sarà il giorno deputato alla consegna delle provviste.

Da oggi riprendo a bere acqua, quindi puoi smettere di preoccuparti finché non mi vedrai di persona. I segni vitali oggi sono a posto. Mi misuro regolarmente e ricevo cure mediche.

Quando verrete con le provviste portate con voi il lettore MP3 e, se Dio vuole, vi sarà permesso di farlo entrare.

Avrò bisogno di vitamine, perché quelle che ho sono quasi finite, e di sali effervescenti.

Mi mancate tutti e vi voglio molto bene.

Alaa

In relazione alla consegna della lettera di Alaa, la sorella Sanaa Seif ha dichiarato:

“Oggi è il primo giorno in cui sono riuscita a respirare bene da 8 giorni. Da quando è iniziato la COP27 e Alaa ha iniziato lo sciopero della sete, abbiamo chiesto ogni giorno una prova della sua esistenza in vita. Ora sappiamo che è vivo. Riconoscerei la sua calligrafia ovunque. Ma quando rileggo la lettera, mi vengono in mente altre domande. Perché hanno negato al suo avvocato l’accesso in carcere per poterlo vedere, pur in presenza di un’autorizzazione formale? Perché ci hanno tenuto nascosta questa lettera per due giorni? È solo una crudeltà per punire la famiglia per aver parlato?

“Siamo sollevati di vedere una prova di esistenza in vita, oggi posso dormire senza incubi. Ma vogliamo che tutto questo finisca, la nostra famiglia merita una pausa, abbiamo bisogno di essere riuniti in pace”.

“Alaa è ancora in sciopero della fame, l’ambasciata britannica non è riuscita a ottenere l’accesso consolare, è ancora detenuto arbitrariamente e non c’è alcuna conclusione in vista. Anche con tanta attenzione internazionale su Alaa, le autorità egiziane possono ancora semplicemente farlo sparire. Deve salire su un aereo per Londra e solo allora ci concederemo di provare un vero sollievo”.”