Crolla il Muro europeo. Norvegia, Irlanda e Spagna riconoscono lo Stato di Palestina

Norvegia, Irlanda e Spagna hanno deciso formalmente oggi di riconoscere lo Stato di Palestina. Un passo storico, che segna un prima e un dopo nella posizione dell’Unione Europea verso la questione israeliano-palestinese: dopo 57 anni dall’occupazione da parte di Israele della Palestina (Territorio Palestinese Occupato: Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza), tre Stati europei riconoscono lo Stato di Palestina. Finalmente. Aggiungerei: fin troppo tardi.
La Norvegia non fa parte della UE, ma fa parte dell’Europa. Questo dice molto, perché significa un ponte tra l’Unione e il continente nelle sue diverse espressioni.  Dovrebbero poi seguire Slovenia e Malta.
Sono mosse che fanno seguito, almeno temporalmente, al voto nell’Assemblea Generale dell’Onu di pochi giorni fa in cui la stragrande maggioranza degli Stati rappresentati nelle Nazioni Unite ha votato a favore del riconoscimento pieno della Palestina come Stato membro. L’Italia si è astenuta, ricordiamolo, e con l’astensione ha rotto una tradizione di politica estera che l’aveva vista protagonista/mediatrice per decenni nel Mediterraneo.
La decisione coordinata della Norvegia, dell’Irlanda e della Spagna non è quella che, da europeisti, ci aspetteremmo. A prescindere dalla posizione autonoma della Norvegia. Ci aspetteremmo, dai paesi della UE, una decisione comune, collettiva. Questa è, ahimè, l’Unione Europea di oggi: debole, senza una visione (decolonizzata) del suo ruolo, e di una possibile funzione almeno nel Mediterraneo. La speranza è che questa forzatura da parte di singoli Stati – che comunque hanno deciso di fare gruppo nel prendere una decisione storica – prema sulle posizioni della UE, sia sullo Stato di Palestina, sia sul necessario e reiterato sostegno al Tribunale Penale Internazionale (ICC), sia sul sostegno all’ONU e alle sue agenzie (UNRWA compresa).

La foto. Per l’immagine della conferenza stampa del governo norvegese, Credit: Mathias Rongved/MFA.