(Nuovo) Fronte Popolare. Quando la scelta del nome è tutto

Corso di storia dei partiti politici. Se la memoria non mi inganna, esattamente 40 anni fa. Il primo corso di Paolo Spriano appena arrivato alla facoltà di Lettere della Sapienza di Roma. Argomento del corso: i fronti popolari in Europa, in particolare il caso francese e spagnolo. Un corso tanto bello da essere rimasto stampato nella mia formazione. Nella memoria collettiva ci sono passaggi che rimangono, forti. Sono un imprinting, sono parte di noi.
Quando Il Nouveau Front Populaire (NFP) è stato formato, un mese fa, ho capito che stava succedendo qualcosa di importante. Riprendere quel nome, Fronte Popolare, definiva l’urgenza in tutta la sua potenza. Non c’era più tempo da perdere, ed era per questo che era stato scelto quel nome. L’unità delle forze socialiste e di sinistra, allora, contro il fascismo che aveva già mostrato il suo volto: in Italia, in Germania, e anche in Spagna. Non c’era tempo da perdere, allora. E anche oggi, in una Francia molto diversa, e con pezzi di società che allora non c’erano (in primis, l’immigrazione che tanta parte ha nella Francia del terzo millennio).
La scelta del nome indica l’urgenza, e allo stesso tempo indica quanto nella memoria collettiva ci siano pietre miliari che ritornano, nella costruzione della cittadinanza. Certo, a votare c’è anche chi, per origini familiari, forse non ha sentito parlare dei fronti popolari della metà degli anni Trenta del Novecento in Europa. Ha però sentito che il momento era arrivato, di uscire di casa, fermare la destra, fare la propria parte. Questa vittoria è tutta nella storia francese, e nella storia antifascista europea.
L’immagine (da Wikipedia):“Le Populaire”, journal du parti socialiste SFIO.Cette image provient de la bibliothèque en ligne Gallica sous l’identifiant ARK bpt6k822285x, Journal “Le Populaire”, n° 4831, 4 mai 1936.