Lo Yacoubian, l’ebraico, il copyright

La querelle è scoppiata pochissimi giorni fa, quando ‘Ala al Aswany è andato su tutte le furie. Non autorizzata, è comparsa una traduzione in ebraico del suo bestseller, Palazzo Yacoubian, sul sito dell’IPCRI, la ong guidata da Gershon Baskin. Baskin di mestiere non fa l’editore, né tanto meno sembra abbia voglia di farlo. Eppure, ha sfidato il rifiuto di Aswany, la sua ira, e ha pubblicato Palazzo Yacoubian. Senza diritti… Chiunque si sarebbe infuriato. Perché mai non dovrebbe farlo Aswany, uomo coerente e cortese, di quelli che rispettano ciò che dicono. In più Aswany rispetta la linea sempre seguita dall’Unione egiziana degli Scrittori, che non vuole la “normalizzazione” con Israele sino a che il conflitto israelo-palestinese non sarà risolto, e sarà finita  l’occupazione delle terre conquistate nel 1967.

Se volete sapere qualcosa di più, ho scritto un articolo sull’affaire ‘Yacoubian in ebraico’ che la Stampa pubblica oggi. Ho intervistato Yael Lerer, la fondatrice e l’anima di Andalus, la casa editrice israeliana che per dieci anni ha pubblicato la letteratura araba in traduzione ebraica. Senza mai incorrere, peraltro, nello scivolone di Baskin. Yaele Lerer ha sempre pubblicato – dalle poesie di Darwish a Elias Khouri – facendo ben attenzione a rispettare i copyright. Così come ha rispettato il rifiuto di ‘Ala al Aswany, quando gli chiese di poter avere i diritti di traduzione in ebraico. L’atteggiamento di Baskin? Per Yael Lerer è insopportabilmente “paternalistico”.

A proposito di letteratura araba. E’ periodo di festival letterari, un po’ in giro. Dalla penisola arabica al Regno Unito. Per saperne di più, ecco un post dallo arablit di Marcia Lynx Qualey.

La foto. Sempre presa dallo splendido archivio fotografico della Library of Congress. Ritrae un beduino siriano.