La mia Banda suona Radiodervish

“Cosa succede se i Radiodervish si mettono a suonare con la Banda di Sannicandro di Bari alcune delle loro più note canzoni riarrangiate da un giovane talento del jazz come Livio Minafra? Succede che i suoni delle processioni pugliesi si mescolano con i canti sufi nelle strade di Gerusalemme e di Beirut. Succede che Ennio Morricone incontra Ummm Kulthoum”, dice l’introduzione – su Facebook – alla notizia che i Radiodervish si esibiscono con il complesso bandistico “Giuseppe Verdi” di Sannicandro di Bari. Sì, succede che Ennio Morricone incontra Umm Kulthoum, e forse anche Fayrouz. Succede che, finalmente, si incontra l’intellighentsjia musicale con la musica del popolo, quella delle processioni del nostro Sud. Nelle notti dedicate alla Madonna e nelle notti, totalmente prosaiche, della (quasi) estate romana. Il concerto di Banddervish a Villa Ada, ieri sera a Roma, è stato veramente la dimostrazione che “si può fare”. Si può fare musica assieme, si può rompere lo iato tra la musica raffinata, magari di nicchia, e la tradizione popolare, non quella ricercata da chi fa musica etnica, ma la tradizione popolare corrente, quella – appunto – delle feste di paese.

Confinate dal nostro immaginario nella dimensione  del “villaggio”, della festa patronale, di quelle espressioni della vita di paese che vanno dalla filodrammatica alla bocciofila, le  bande musicali sono state finalmente “vendicate” dai Radiodervish e da Livio Minafra. E il risultato, inatteso, è in linea con quella che sembra essere la novità vendoliana: sanare, a sinistra [sic!], la frattura tra intellighentsjia e popolo, senza che l’intellighentsjia perda – se c’è – la profondità teorica.  Tradotto: il Bandervish, il cd nato  dal lavoro (assieme) di RadioDervish e banda musicale di Sannicandro di Bari è il risultato dell’idea di Nichi Vendola di trasformare i castelli federiciani in residenze artistiche. Ai Radiodervish “toccò” lo splendido castello di Sannicandro, che agli inizi sembrò – questa è stata la mia sensazione, quando ci sono stata – una sorta di cattedrale nel deserto, un luogo completamente staccato dal paesone della cintura barese, impegnato nel suo tran tran di vita, lavoro, noia, e poco altro. Cosa ci faceva un gruppo musicale così raffinato, impegnato a recuperare le contaminazioni sempre esistite nelle sonorità mediterranee, in un paesone come Sannicandro? Ecco cosa ci ha fatto. Ha suonato con la Banda!

Chapeau.