Il prezzo alto pagato dagli egiziani copti

Eccole, le paure che si fanno realtà. L’attentato alla cattedrale copta del Cairo, ad Abassyyia. Un attentato compiuto nella domenica santa per i cristiani, e nel giorno in cui i musulmani si stanno preparando a celebrare il compleanno del profeta Mohammed. Una festa, quest’ultima, sentita da tutti negli strati popolari del Cairo.

Il numero dei morti cresce, e rischia di eguagliare il numero dei morti dell’attentato di Capodanno 2011, Continua a leggere

Da Irhal al Carcere a Colori

Sull’ultimo numero de Lo Straniero, fondato da Goffredo Fofi, potete leggere un mio articolo sulla diaspora egiziana. Questione ancora poco affrontata, eppure importante per quello che succede, sotto il tappeto e nel silenzio, nell’Egitto di Al Sisi. Molti, dei rivoluzionari, sono nelle città europee. E’ facile seguire la produzione scientifica, artistica, la vita di alcuni di loro. Forse sarebbe il caso di occuparsene un po’ di più.

Buona lettura

Ramy Essam l’Egitto lo ha lasciato. Non si può neanche dire che lo abbia dovuto lasciare, perché non tutti i giovani egiziani protagonisti della rivoluzione di Tahrir hanno scelto di lasciare il proprio paese. Nonostante l’altissimo rischio di essere arrestati, torturati, uccisi. O fatti sparire nel nulla, com’è successo da oltre un anno a questa parte a più di duemila persone. Continua a leggere

25 aprile, al Cairo

Erano un centinaio. Non di più. Un centinaio di manifestanti (pacifici) in una delle piazze più conosciute del centro residenziale del Cairo. Piazza al Messaha. Per chi ha vissuto al Cairo, la piazza dove ci sono una delle migliori pasticcerie della città, il McDonald e il Goethe Institut. Una piazza della media borghesia egiziana, in un quartiere comeDoqqi, che è lo stesso dove viveva Giulio Regeni.

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Caso Regeni. Privacy e tortura

Privacy. Inviolabile. Fa una strana impressione leggere le indiscrezioni sul lungo (e infruttuoso) incontro tra i magistrati inquirenti italiani e i magistrati egiziani a Roma sull’omicidio di Giulio Regeni. Privacy inviolabile: i  magistrati egiziani avrebbero addotto questa giustificazione per evitare di consegnare i tabulati telefonici richiesti.

Privacy inviolabile: per chi è stato per un po’ di tempo al Cairo il concetto di privacy è un concetto che ha poco a che vedere con la inviolabilità. Continua a leggere

La vera Realpolitik passa dai diritti

 

Questo articolo lo avevo pubblicato un mese e mezzo fa. Parla di stabilità e diritti. Oggi, dopo le rivelazioni provenienti dal Cairo sul caso di Giulio Regeni, mi sembra il caso di riproporlo. Soprattutto a chi usa la Realpolitik senza etica.

Una terra distrutta da bombardamenti devastanti. Popoli piegati da morte, sofferenza e crudeltà, milioni in fuga dalle proprie case. Fame, povertà. Massacri deliberati. Dittatori spietati. No, non è la descrizione per titoli del disastro in cui versano ampie aree del Medio Oriente e il Nord Africa. È la descrizione dell’Europa a cavallo della seconda guerra mondiale. Un continente in preda a un’instabilità che poggiava su molte, complesse ragioni, ma che aveva nella mancanza dei diritti più elementari il suo peccato originale. image Continua a leggere

Ho letto tante interviste a Hosni Mubarak

… e ho letto anche l’intervista ‘esclusiva’ di Repubblica ad Abdelfattah al Sisi. Presidente della repubblica egiziana Mubarak, sino a che – nel 2011 – il vertice dell’esercito non gli ha imposto le dimissioni per evitare il peggio. Presidente della repubblica egiziana Al Sisi. Non è questa l’unica analogia, tra i due uomini. Anche le modalità dell’intervista, il luogo in cui è stata fatta, il palazzo di Heliopolis, e soprattutto le risposte.

Le risposte dei presidenti egiziani sono spesso simili. Continua a leggere

Parole vuote. Sull’Italia, l’Egitto, e la giustizia per Giulio – Omar Robert Hamilton

Questo blog, come sapete, contiene solamente i miei articoli, le mie riflessioni, i miei pensieri. Raramente faccio una eccezione, perché le eccezioni van fatte. Ho chiesto a Omar Robert Hamilton di mettere sul mio blog la traduzione italiana dell’articolo che ha pubblicato su Jadaliyya. Ed eccola qui. 

Poche parole sull’autore, Omar Robert Hamilton. Regista, attivista, firma analisi e commenti su The Guardian e London Review of Books. Era a piazza Tahrir, al Cairo, cinque anni fa, assieme alla sua famiglia e agli altri ragazzi che hanno fatto la rivoluzione.

Fratture multiple, bruciature di sigaretta, abrasioni, unghie strappate, tutte le dita rotte, decine di lacerazioni su tutto il corpo, sulle piante dei piedi, e sulle orecchie, e per concludere la rottura del collo e il soffocamento. Il corpo di Giulio è stato ritrovato seminudo lungo il ciglio di una strada.

I segni dei servizi di sicurezza egiziani sono immediatamente riconoscibili. Nessuno ha dubbi sulla mano che ha ucciso Giulio Regeni. E così i rapporti diplomatici ed economici tra Egitto e Italia sono stati spinti a forza sotto i riflettori. Continua a leggere

Ugo. Che poi era veramente un golpe

Mai guardare indietro, al passato. A meno che non faccia parte integrante del presente. E allora, siccome sembra che ci si sia accorti adesso di quello che sta succedendo da almeno due anni al Cairo, quasi quasi ripropongo un post del 4 luglio 2013. Lo avevo scritto all’indomani delle manifestazioni oceaniche organizzate da Tamarrod, e al golpe che i militari avevano compiuto in Egitto. Continua a leggere

La Meglio Gioventù, lasciata sola – 1

Stavo pensando a Islam Gawish, appena tre giorni fa. Uno dei più noti vignettisti egiziani, arrestato così, senza capi di imputazione, dai servizi di sicurezza del regime di Abdel Fattah Al Sisi. Lo hanno portato via, sottoposto a un lungo interrogatorio. Forse per l’amministrazione della sua pagina Facebook. Per Islam Gawish si è mobilitata immediatamente la Rete, internet, egiziano e internazionale, chiedendo conto di quello che si stava facendo al Cairo. Islam è forse il vignettista più noto in Egitto. Continua a leggere