Potpourri – tra Sharm e Gerusalemme

Domani c’è Sharm. Tradotto: c’è la seconda puntata in questa nuova edizione dei contatti per il processo di pace tra israeliani e palestinesi, a Sharm el Sheyk, e dunque sotto l’egida di Hosni Mubarak. Di notizie e notiziole, dunque, ce ne sono molte. Qualche link, cercando di dare alcuni flash che non si trovano sui giornali.

Intanto, rimaniamo in Egitto. E non solo perché è il padrone di casa, ma perché mi punge vaghezza che i negoziati israelo-palestinesi possano incidere sulla transizione politica nel più importante alleato statunitense nel mondo arabo. Su arabist si parla del punto considerato nodale nella successione a Hosni Mubarak, che poi è il punto più oscuro: la reazione dei militari alla candidatura di Gamal Mubarak, che a differenza di chi l’ha preceduto non ha un cursus honorum nelle forze armate. E’ solo l’ultimo articolo sulla questione della successione, negli ultimi giorni, perché tutti hanno notato la presenza di Gamal, secondogenito di Hosni Mubarak e possibile candidato alla successione, a Washington, durante l’incontro tra Netanyahu e Abu Mazen.

Negli ultimi giorni qualcosa di interessante è successo. Mohammed el Baradei, altro possibile candidato, ha chiesto il boicottaggio delle elezioni politiche, con una mossa a sorpresa che fa seguito alla polemica sulle sue foto private sbattute in prima pagina (prese da Facebook, per inciso, dalla pagina di sua figlia). E ancora prima, un altro sasso nello stagno è stata la presa di posizione a sorpresa di Saad Eddin Ibrahim, il sociologo egiziano-americano sino a pochissimo tempo fa acerrimo nemico della famiglia Mubarak, dopo aver subito – con il suo centro di analisi Ibn Khaldoun – non solo un processo ma anche la galera. Ebbene, Saad Eddin Ibrahim si è schierato a sorpresa per la candidatura di Gamal Mubarak, e sarebbe interessante capire il “dietro le quinte”.

Chiudiamo la parentesi egiziana, e torniamo da queste parti. A Gerusalemme, dove Rosh Hashana e Eid al Fitr si sono conclusi, ma la città è comunque relativamente sonnolenta perché questo è il periodo delle lunghe festività ebraiche. Yom Kippur è alle porte, mentre i grandi magazzini espongono i kit per costruire le sukkot, le tende che fra un po’ riempiranno la parte israeliana della città per celebrare uno dei periodi più sentiti dell’anno.

La tensione per l’incontro di Sharm non si avverte a Gerusalemme. Si avverte, semmai, fuori. Dentro Gaza, dove ieri sono stati uccisi dall’esercito israeliano tre palestinesi, tre pastori, compreso un uomo di 91 anni, e attorno a Gaza, nel Negev, dove sono arrivati due razzi artigianali Qassam. In Cisgiordania intanto, dice Ynet, i coloni hanno ricominciato la pratica del price tag, incendiando per esempio macchine. Maannews ha invece una notizia di quelle che non interessano il grande pubblico, ma che vanno messe nel dossier “rapporti interpalestinesi”. Dopo otto anni di prigione è stato liberato dalle autorità israeliane Mohammed Jamal al Natsche, uno dei leader di Hamas dell’area di Hebron e deputato eletto nel 2006 nella lista Riforma e Cambiamento. Per chi ha letto il mio libro su Hamas, è uno di quegli attivisti palestinesi che le autorità israeliane mi hanno consentito di incontrare nel carcere di Beersheva. Uno di quelli che mi ha mostrato, nel gennaio del 2005, la bozza del “documento dei prigionieri”, che poi fu reso pubblico un anno dopo.

Natsche è fuori dalla prigione, mentre continua – a poche decine di chilometri di distanza, a Gerusalemme est – la storia dei tre deputati di Hamas rifugiatisi dentro il compound della Croce Rossa Internazionale perché Israele ha deciso, con un atto senza precedenti, di togliere loro la residenza a Gerusalemme per ragioni di appartenenza politica. La Corte Suprema, chiamata a esprimersi sul caso, ha rinviato la decisione.

Su Sharm: sono due le questioni fondamentali, che rischiano di far abortire i colloqui. Il congelamento delle costruzioni in corso nelle colonie israeliane in Cisgiordania, e la questione di Israele come stato ebraico, che Abu Mazen si rifiuta di riconoscere come tale. Dentro i confini di Israele vivono oltre un milione e mezzo di palestinesi, di fede musulmana o cristiana. Un buon venti per cento della popolazione israeliana.

La foto, della Città Vecchia di Gerusalemme, è di Pino Bruno.