Vento del Cairo

Ma sì, fatemelo dire, e con grande gioia. Un po’ del vento bello del Cairo è arrivato a nord. A Puerta del Sol, ma anche a Milano e a Napoli. Perché anche al Cairo è successo che la speranza è tornata, dopo l’esempio di Tunisi… Allora è possibile fare buona politica, allora è possibile fare qualcosa, allora è possibile la responsabilità individuale. Allora… allora… allora è possibile.

Smesso l’aplomb della giornalista, più che la blogger è felice la cittadina italiana. E’ felice la storica che vede di nuovo Milano e Napoli tracciare la strada, a nord e a sud. La Milano delle Giornate, la Milano della Resistenza e del 25 aprile. La Napoli delle 4 giornate, ma soprattutto – scusate il confronto ardito – la Napoli di Masaniello. La Napoli, cioè,  del popolo che spariglia le carte, e dà un verdetto rivoluzionario: sceglie un magistrato, simbolo della legalità, nella città considerata la più illegale d’Italia. Che lezione! A una settimana dall’anniversario della strage di Capaci…

Sono ovviamente tutti flash, affastellati, parzialmente emotivi. Eppure descrivono quel colpo di reni che era necessario e augurabile, per rompere questo cerchio di demoralizzazione che, qui in Italia, avverto come pervasivo e soffocante. Ora si può sperare. Ora i ragazzi possono sperare. E non è un caso che sia Pisapia sia De Magistris abbiano continuato a ripetere che le loro campagne elettorali le abbiano fatte i ragazzi, i giovani, i volontari. Era ora!!!

Il vento al Cairo, lungo il Nilo, può essere dolce e irripetibile. Sta arrivando, anche in Italia, ed è altrettanto bello.

BENTORNATA, ITALIA!

Musulmano. Si dice musulmano…

Citazione del presidente del Consiglio dei ministri italiano, nella sua veste di leader del suo partito politico. “Alla vigilia dell’Expò 2015, Milano non può diventare una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri a cui la sinistra dà anche il diritto di voto”.

Si dice “musulmana”, non “islamica”.  Il vocabolario è un oggetto non solo interessante, ma anche utile. Se, invece, “islamico” deve avere quel non so che di negativo, perché gli italiani (cattolici, soprattutto) ne abbiano paura, beh, l’uso del termine “islamico” invece del più corretto “musulmano” è una pratica che dura da molti anni nella stampa italiana. Un uso che ha trasformato ormai una fede in una posizione politica, una religione in un mostro da combattere.

Complimenti, ai politici e alla stampa italiana. E’ il motivo per il quale sono rimasti sorpresi e senza parole quando hanno scoperto che a sud e a est del Mediterraneo, dove avevano scritto hic sunt leones, c’erano ragazzi del tutto diversi dalla descrizione stereotipata che ne avevano fatto per almeno dieci anni.  E sono stati (lo sono ancora…) travolti dalle rivoluzioni.

Non paghi, visto che non si riesce a usare altri strumenti politici, usano – a destra – lo spauracchio “islamico”. “Islamico”, non “musulmano”.

Ah, nel frattempo, così come la destra non si è accorta (è stata incapace di farlo, d’altra parte come la sinistra…) di quello che i ragazzi arabi facevano al Cairo, a Tunisi, e via elencando, non si accorge neanche di quello che dicono i ragazzi musulmani di Milano, spesso nati a Milano ma purtroppo senza la cittadinanza italiana, forse più italiani di altri, o comunque italiani e basta. Basterebbe leggere i loro commenti su Facebook, sentirli parlare, fare politica, per scoprire che molti di loro difendono i diritti più di qualche deputato che cita Al Qaeda… Per esempio non sono omofobi, lo sapevate? Militano anche dentro la Sel, lo sapevate? Ah, forse è proprio per questo che fanno paura. Meglio etichettarli. “Islamico” fa più comodo di “musulmano”.