Boicottaggi

Eh, sì, di boicottaggi è pieno il mondo, e possono essere di diverso tipo. Se poi si è da questa parte del mondo, è tutto più complicato. E allora, andiamo con ordine. Partiamo da nord, dalla cittadina di Safed, importante per tutt’e due le comunità che confliggono da decenni. Importante per l’ebraismo, regno della cabala, uno dei centri più importanti della comunità sefardita. Importante per i palestinesi, cacciati nel 1948, e tra loro c’era un uomo – ora anziano – che si chiama Mahmoud Abbas, presidente dell’ANP. A Safed il boicottaggio si concentra sulle case: sembra sia diventato molto difficile per gli studenti palestinesi e beduini trovar posto, una casa da affittare, un posto dove stare, soprattutto dopo la presa di posizione di alcuni rabbini, di non affittare a non ebrei. Ne parla Ynet, ma la cosa monta da giorni e giorni, e va oltre Safed, coinvolge un’area delicata come la Galilea e il nord di Israele.

Più a sud, al confine tra Cisgiordania e Giordania, c’è un valico controllato – come tutti i valichi – da Israele. E’ il famoso ponte di Allenby, da dove – dice oggi Haaretz – i funzionari dell’Autorità Nazionale Palestinese non potranno passare. Salvo due casi: il presidente Mahmoud Abbas e il premier Salam Fayyad. La ragione, dice sempre Avi Issacharoff, è per le dure dichiarazioni nei confronti di Israele pronunciate da alcune figure di rilievo dell’ANP. E il valico di Allenby, per chi non lo sapesse, è l’unico modo per i palestinesi di Cisgiordania di recarsi all’estero, sotto il controllo israeliano. Cosa succederà? La Cisgiordania diventerà come Gaza?

Saltiamo la barricata, andiamo in casa palestinese. Il boicottaggio, in questo caso, è alle merci prodotte nelle colonie israeliane, costruite in Cisgiordania, illegalmente per il diritto internazionale. A Betlemme, dice Maannews, è stato depositato in tribunale il primo caso contro un commerciante che aveva contrabbandato merce proveniente dalle colonie per venderla nel suo negozio. I prodotti israeliani, ricordiamolo, sono merce preziosa: quasi l’unica che può arrivare sulle tavole e nelle case palestinesi, perché l’importazione dall’estero è soggetta a molte restrizioni. Quelle della dogana israeliana.

E infine una notizia che arriva da quella parte di pacifismo israeliano che segue la campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro soggetti che operano con le colonie e sostengono l’occupazione dei territori palestinesi conquistati nel 1967. Africa Israel, dice questa notizia, non costruirà dentro le colonie israeliane in Cisgiordania e non investirà negli insediamenti. Per chi non conosce Africa Israel, si tratta di una importante holding (con qualche problema, a dire il vero) fondata dal tycoon Lev Leviev, e nata sul commercio dei diamanti in Africa. Il fronte pacifista israeliano la considera una notizia importantissima.

Sono innamorata dell’archivio fotografico della Library of Congress, come si capisce dalle scelte ‘iconografiche’ di questi ultimi giorni. Questa immagine verso Gerusalemme è commovente.