Alaa Abd-el Fattah è giunto a 189 giorni di sciopero della fame. Uno sciopero della fame iniziato il 2 aprile, quando Liz Truss era ministra degli esteri nel governo presieduto da Boris Johnson. Un dettaglio importante, perché Alaa è anche cittadino britannico, e i suoi diritti dovrebbero essere difesi, appunto, dallo Stato britannico. Soprattutto oggi, perché Alaa è da oltre sei mesi in sciopero della fame, senza alcuna tutela come detenuto in carcere da quasi nove anni. E perché c’è uno strumento di pressione importante: siamo a poche settimane dall’apertura di COP27, il summit sul clima, a Sharm el Sheikh, e il Regno Unito è il paese che deve passare il testimone all’Egitto. La sua presenza o la sua assenza al vertice farà la differenza”.
Ed è a Liz Truss che si rivolge Mona Seif, una delle due sorelle di Alaa, in un suo post su Facebook.
“Quando Liz Truss era ministra degli esteri – scrive Mona Seif – aveva detto chiaramente a Sameh Shoukri [suo omologo egiziano] che lei voleva sostanzialmente il rilascio di mio fratello Alaa Abd-el Fattah, un cittadino britannico in prigione da anni per un post su Facebook. Spero, ora che è prima ministra britannica, che farà in modo che Alaa non muoia in prigione”.
#FreeAlaa #SaveAlaa
Oggi venerdì 7 ottobre digiuna ancora una volta Francesco Giordano in solidarietà con Alaa. Lo ringrazio di cuore.
Chi vuole aderire alla staffetta del digiuno, mandi una email a info@www.invisiblearabs.com