La comunicazione sembra essere divenuta centrale per le Brigate Izzedin al Qassam, che già almeno negli ultimi quattro anni hanno rafforzato la figura del loro portavoce – Abu Obeida -, divenuto negli anni il ‘volto’ noto in tutto il mondo, soprattutto nel sud globale, non solo arabo e/o musulmano. Un volto che, però, è totalmente coperto da una kefya rossa, in una operazione di definizione dell’identità del gruppo attentamente studiata.
Nel terzo scambio tra ostaggi israeliani e palestinesi detenuti a vario titolo nelle carceri israeliane, ecco la terza prova di forza. Non una piazza, come era successo le precedenti due volte a Gaza City, prima a piazza Saraya, e successivamente nella piazza più importante della città. Bensì due luoghi, l’uno all’opposto geografico dell’altro. Khan Younis e Jabalia. La prima nel sud, la città di nascita di Yahya Sinwar e anche di suo fratello Mohammed, che molti ritengono tra le figure di rilievo dentro Al Qassam. Per il rilascio, peraltro, è stata scelta la zona della casa (distrutta) dei Sinwar. E poi Jabalia, all’estremo nord della Striscia di Gaza, città simbolo dei bombardamenti – proprio assieme a Khan Younis – che hanno distrutto, cancellato la trama urbana. Un vero e proprio ammasso di macerie verso il quale si sono messi in marcia, da sud, oltre mezzo milione di palestinesi. In marcia per tornare alle loro case, cioè alle loro macerie, luoghi di memoria e dolore, cimiteri dei loro familiari.
Anche a Jabalia è andato in onda la stessa modalità di rilascio. I membri delle Brigate al Qassam hanno accompagnato la soldata liberata assieme al corredo di certificato, busta di carta, badge. Una comunicazione studiata, un messaggio preciso all’interno, ai mediatori, alla politica internazionale. Non c’è governance senza la presenza di Hamas.
Ma di quale Hamas? Della sua ala militare, che sembra l’unica presente e in forze a Gaza? Oppure dell’ala politica che si occupa delle mediazioni, dei negoziati tra il Cairo e Doha? È una domanda a cui, oggi, è difficile rispondere, anche se i segnali di un nuovo corso politico-militare sono tutti già presenti. Al rafforzamento dell’ala militare, però, bisogna mettere accanto la liberazione (e l’esilio) di prigionieri palestinesi appartenenti a Hamas provenienti della circoscrizione cisgiordana del movimento. Conteranno, nei nuovi equilibri? Riporteranno un pezzo di peso specifico della Cisgiordania, nelle dinamiche interne di Hamas?