Senzapotere. Non impotenti.

Mosca. Mosca sovietica. Poteva essere il 1959, l’anno di un determinante viaggio di Giorgio La Pira proprio in quella che, in termini odierni, sarebbe stata definita la capitale dell’”Asse del Male”. Il sindaco (santo) di Firenze già incarnava quel tipo di persona che va nei luoghi, li percorre e non solo li immagina. Quel tipo di intellettuale che precipita nel mondo, e dal mondo si fa cambiare. Senza timore.

Il luogo del racconto, fatto spesso da uno degli uomini più vicini a La Pira, Vittorio Citterich, è una chiesa di Mosca nella piena oscurità, rischiarata solo dalle candele. Nei banchi, solo una vecchina a pregare. Allo scoramento di Citterich, che non si dava pace di quell’unica presenza in una chiesa ortodossa, La Pira rispose con un tono fermo, molto fermo. “Ma non ti rendi conto che quella unica donna che prega è la Chiesa?” Incarna la chiesa.

Può apparire singolare che questo racconto abbia colpito proprio me, profondamente laica. Per me, però, quel “profondamente laica” significa la libertà di rintracciare ovunque il discorso del mondo, compreso il “cuore bianco” del mondo. Cioè la parte della dignità, della compassione, della resistenza. Anche nei luoghi da cui una finta idea di laicità si distaccherebbe, magari con sdegno e sufficienza.

Metto le parole di Giorgio La Pira assieme a quelle di sorella Giovanna, della Piccola Famiglia dell’Annunziata, affidata nei giorni di ferragosto alle reti social. Da Ma’in, in Giordania, a poca distanza dalla Palestina, sorella Giovanna parla del genocidio perpetrato da Israele a Gaza, e del comportamento della chiesa italiana. “Non possiamo tacere. Mi addolora profondamente vedere una Chiesa quasi silente”. E prosegue: “Non mi do pace al pensiero che da parte delle comunità religiose non sia nata alcuna iniziativa concreta. Forse perché ci siamo abituati a pensare che la testimonianza debba essere “interiore”, “silenziosa”, “nascosta”. Ma oggi, davanti a una tragedia di queste proporzioni, non c’è nulla di più scandaloso del silenzio religioso.”

E’ la donna che prega, sola, nella chiesa di Mosca. Non ho alcun dubbio.

E lo fa perché è giusto farlo. Che sia la donna nella chiesa di Mosca. Che sia sorella Giovanna da Ma’in verso la chiesa italiana, da una delle comunità fondate da Giuseppe Dossetti, padre della costituzione e poi monaco, in un percorso coerente e senza soluzione di continuità.

Con una differenza, e la differenza è Gaza. L’enormità, l’indicibile, lo scandalo che va esposto. La voce di sorella Giovanna è nel giusto, si erge perché “il giusto” è il timone. Ed è, per mettere insieme le componenti del “cuore bianco”, lo stesso timone di cui mi parlava Riccardo Noury poche settimane addietro. Non dobbiamo fare ciò che è utile, ma ciò che è giusto, mi diceva. E parlavamo, ovviamente, di Gaza.

Il giusto. Può apparire a prima vista idealista. Oppure, avere quel profumo di ingenuità che si pensa non serva a fermare un genocidio. Io sono convinta – e ancora di più oggi – che invece sia proprio “il giusto” (parente stretto, non a caso, della giustizia) lo strumento fondamentale per fermarlo, il genocidio di Gaza, che segna il destino dei palestinesi e, con il loro, il nostro.

Volevo scrivere del 17 agosto, dell’ennesimo miracolo delle persone che, in modo trasversale e tutte nei margini di questo nostro Paese, si sono unite per chiedere alla presidente del consiglio Giorgia Meloni di “fermare il genocidio. Ora” e interrompere la nostra alleanza con Israele, che gronda sangue, ingiustizia, barbarie. Mi sono venuti in soccorso La Pira e sorella Giovanna. Perché il piccolo miracolo del porgere le parole, lanciarle nel web in modo inclusivo (così considero l’avventura di Ultimo Giorno di Gaza) ha ancora una volta messo assieme persone, unite dall’imperativo categorico di gridare allo scandalo. Di esporlo. Di non tacere. Da Sorrento a Sassari, da Instagram a Marostica, dai video alle pentole sbattute per far rumore e rompere il silenzio. Perché questo genocidio si deve fermare. Ed essere senza potere non significa essere impotenti.

La foto è stata scattata la sera del 17 agosto in piazza Italia a Sassari, dove – anche d’agosto – ci si riunisce la domenica sera su Gaza e lo scandalo del genocidio. Grazie ad Aldo Addis per l’immagine.