I lavoratori sono in sciopero. L’immondizia si accumula a livelli preoccupanti, tonnellate e tonnellate. E il governatorato minaccia di rompere il contratto con la IES per non essere riuscita a fronteggiare il problema. Il contratto, quindicennale, è stato firmato nel 2000, ed è entrato in vigore nel 2003. L’affidamento a società straniere della gestione dei rifiuti non aveva coinvolto solo l’Italia, ma – per esempio – anche la Spagna. Doveva riuscire ad ammodernare un sistema, quello della raccolta dei rifiuti, che era andato avanti sino a quel momento con il porta a porta, l’immondizia prelevata dai netturbini appena fuori la porta di servizio. Il problema è che, a suo modo, il sistema precedente funzionava come un orologio. Dei netturbini molto speciali, gli zabaleen, venivano a prelevare l’immondizia, la portavano nel proprio quartiere, al Moqattam, non molto lontano dalla Cittadella gremita di turisti, e ‘lavoravano’ l’immondizia sino a separare tutto ciò che era possibile riciclare.
Andare nel quartiere degli zabaleen è una di quelle esperienze che cambiano il modo di pensare. Dopo il primo impatto, simile a quello di entrare in una pattumiera e respirarne a pieni polmoni il fetore, mi è sembrato di essere Alice che entra in un albero ed esce in un mondo inatteso. Come entrare in una città su di una nuvola. Una nuvola di monnezza, in cui la monnezza è sinonimo di ricchezza. Quel giorno, c’era anche un corteo strombazzante: gli sposi stavano portando i mobili nella nuova casa, ed era una festa per tutto il quartiere. Erano in gran parte copti, gli zabaleen, e infatti allevavano maiali, a cui davano da mangiare la composta.
Nella follia totale del sistema degli zabaleen, qualcosa di buono c’era: altissima percentuale di recupero dei rifiiuti, e il funzionamento al cronometro del ritiro dei rifiuti. Poi, giustamente, si è pensato di ammodernare il sistema, tentando anche di inserire il know-how degli zabaleen. L’ammodernamento, però, non sembra aver funzionato a puntino…
