Appuntamento: Martedì 2 marzo alle ore 19.00 a Gerusalemme, nell’antica Torre di David si svolgerà la consegna del Premio al Dialogo agli autori e la proiezione di “D’une Seule Voix” alla presenza del produttore Jean Yves Labat de Rossi, del regista Xavier de Lauzanne e dei musicisti protagonisti.
Partecipano Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo Regione Puglia e Fabio Losito Assessore all’Accoglienza e Pace Comune di Bari.
Si parlerà anche di un libro, Tre volte Dio Il confine sottile tra Ebraismo,Cristianesimo e Islam: racconti, Edizioni La meridiana, al quale ho partecipato con un saggetto intitolato Angeli (laici) a Gerusalemme.
Gli altri autori del volume curato da Michele Lobaccaro sono Massimo Zamboni, Eli Grunfeld, Moni Ovadia, Hafez Haidar, Silvia Godelli, Christian Elia, Gabriele Torsello, Khaled Fouad Allam.
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Dalla mia “Premessa tutta personale”:
Ce ne sono troppe, di sacre pietre, da queste parti. Pietre col crisma indiscusso di santità. Pietre sulla cui santità, invece, si discute aspramente. E infine le new entry in classifica, le pietre che sante sono da poco, giusto il tempo per entrare nell’ennesimo contenzioso territoriale. Ce ne sono troppe – comunque – di pietre con l’aureola. Che offuscano Dio, e non è una bestemmia.
Se offuscassero solo il Dio di ognuno, il Dio declinato Tre Volte, non sarebbe poi un gran problema: Dio si sa difendere da solo dalla protervia degli uomini. Il problema (serissimo) è, invece, che quelle pietre considerate sacre svolgono un ruolo totalmente prosaico, senza fede, nello hic et nunc della Storia. Quelle pietre – sacre solo a metà – offuscano l’Uomo. E siccome il motto che mi ha seguito e inseguito sempre è il terenziano humani nihil ad me alienum puto, questo velo sulla vita e sulla sofferenza degli uomini, qui a Gerusalemme, non lo sopporto proprio.
Per questo ho sempre affrontato le “sacre pietre” con distacco. E ho sempre pensato a me e agli altri strani (e privilegiati) testimoni di questa città come gli angeli sopra Berlino di wendersiana memoria. Sono lì, un po’ più in alto degli altri, molto malinconici, dentro un corpo che è già di sé – privilegio raro – una zona franca. Volteggiano sopra la Porta di Damasco. Oppure si fermano, parcheggiano le ali e contemplano – da un vecchio cornicione o da un tetto – gli strani popoli di Gerusalemme che si sfiorano senza toccarsi, quando percorrono le poche strade in cui le diverse comunità debbono forzatamente incontrarsi, in questo intreccio di strade separate, in cui una segnaletica invisibile indica ai residenti dove si può passare e dove invece tocca agli altri percorrere quel marciapiede, quel lastricato della Città Vecchia, entrare da quella porta, fare acquisti in quel negozio.
