Erdogan scende in campo

Recep Tayyep Erdogan ha deciso di scendere in campo, in modo netto. La liberazione delle centinaia di attivisti turchi da parte delle autorità israeliane che li avevano catturati e portati ad Ashdod, l’arrivo delle nove salme degli attivisti uccisi, l’approvazione della commissione d’indagine internazionale da parte dell’Onu: tutto ciò non ha chiuso il capitolo di Gaza. Non tanto, dunque, quello della Freedom Flotilla, bensì il capitolo che il governo turco aveva aperto dando il proprio sostegno alle navi che hanno tentato di forzare il blocco navale di Gaza.

Il premier turco, insomma, è ormai entrato nel dossier Gaza, e non ha alcuna intenzione di uscirne. Lo ha confermato oggi, parlando davanti a migliaia di persone a Konya. Località di per se interessante, visto che proprio a Konya esiste una delle scuole dei dervishi sufi più note…

Erdogan ha fatto politica internazionale, anche oggi, dicendo agli Stati Uniti (che hanno votato contro la commissione d’inchiesta) qual è la posizione turca riguardo a Hamas. “I do not think that Hamas is a terrorist organization. I said the same thing to the United States. I am still of the same opinion. They are Palestinians in resistance, fighting for their own land,” ha detto Erdogan, che ha anche ricordato che Hamas ha vinto le elezioni politiche del 2006, ma al movimento islamista non è stato consentito governare. Una posizione, quella di descrivere Hamas anche come un movimento politico, che non è ristretta al solo Erdogan, ma che è condivisa dalla stragrande maggioranza degli studiosi seri che hanno prodotto materiale scientifico sul movimento islamista palestinese. Studiosi americani e israeliani compresi.

Ora bisognerà vedere come risponderà la diplomazia americana alla Turchia, che ha gettato volutamente la palla nel campo di Obama e dei suoi consiglieri.

Nella foto, una manifestazione di Hamas a Hebron. Due anni fa.

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