Il valore della "sgrullata"

Racconto (vero) dalla periferia romana. Di quella periferia dove la destra romana ha molti consensi da molti anni. Una bambina romana diventa amica delle uniche tre bambine figlie di immigrati presenti in classe, alle elementari di una scuola pubblica. Un altro gruppo di bambini la “schizza”, come si dice in dialetto. Fanno anche il gesto di togliersi la polvere dal braccio, quando lei passa accanto. Il mobbing si ripete più volte. La bambina lo dice al padre, che le consiglia una “sgrullata”. Prendere uno dei bambini razzisti (ovviamente per insegnamenti ricevuti dai genitori, non certo per proprio istinto), tirargli le orecchie e dirgli di smetterla che altrimenti la reazione sarà peggiore. Così, se poi l’altro genitore si lamenta della “sgrullata” ed esce allo scoperto, finalmente la situazione si chiarirà. La bambina segue il consiglio, l’anno scorre normale. Il maestro, alla fine dell’anno, rimprovera un po’ il padre, gli dice che la bambina, il prossimo anno, deve astenersi dalle “sgrullate”. Il padre prima si sente in colpa, poi pensa che – in effetti- sono gli altri a sbagliare visto che sono razzisti. E gli risponde: “mi sembra, però, che i risultati ci siano stati…”. “Beh, ammette il maestro, in effetti i bambini non hanno più dato fastidio né a sua figlia né alle bambine di colore”.

Lezione di vita di un giovane padre romano, serio e perbene, senza grandi istruzioni, figlio vero della periferia romana, quella delle ex borgate. Al razzismo non ci si può piegare.

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