Altri italiani in copertina

Non è solo il nostro presidente del Consiglio ad aver raggiunto le prestigiose pagine di Time. Ci sono stati, negli scorsi mesi, altri italiani che hanno avuto l’onore delle pagine del prestigioso e autorevole settimanale americano. Due nomi, a mo’ di esempio. Marco Longari e Alessio Romenzi. Il grande pubblico magari non conosce i loro nomi. Sono fotografi. Il primo, fotografo d’esperienza. Il secondo, un giovane fotografo che ha seguito tutte le rivoluzioni arabe dopo aver girato per la Palestina, Gerusalemme, Gaza.

Perché ne parlo? Perché di loro non si parla mai, salvo quando – per fortuna – arriva il tempo del World Press Photo e allora ci si ricorda delle immagini. Nel tempo in cui le immagini costruiscono la nostra giornata, incessantemente. Allora si scopre che in Italia ci sono grandi fotografi, che però pubblicano fuori d’Italia. Se dovessero campare con i nostri giornali, cambierebbero mestiere. E anche con le testate internazionali, ci vuole comunque grande passione per continuare a fare foto. Quest’anno ce ne sono be 7 di italiani premiati dal World Press Photo, compreso l’autore di questo scatto, a piazza Tahrir, durante le 18 epiche giornate della rivoluzione egiziana. Si chiama Eduardo Castaldo, altro giovane fotografo italiano. Premiato lui, e per fortuna premiata una donna fotografa, Simona Ghizzoni, che grazie al suo splendido scatto ha riportato Gaza agli ‘onori’ dell’attualità. Perché di quel posto dimenticato da Dio non si parla mai.

Sono contenta che siano stati premiati. E che quelli non premiati siano comunque stati pubblicati da testate come Time e come tante altre. Io non ci sono riuscita, a farli pubblicare in Italia. Ci ho provato. Ho proposto i loro nomi nei giorni caldi delle rivoluzioni. Ho pubblicato i loro scatti sul mio blog, con grande piacere e l’enorme dispiacere di non essere un’azienda editoriale e poterli pagare. Ho scorso i reportage che mi hanno fatto vedere, che mi hanno mandato sperando che io potessi piazzare un servizio sui giornali con i quali collaboro da anni. Ho scorso le foto di Eduardo, di Alessio, di Luca Sola (i suoi ritratti di Gerusalemme, le anime degli uomini e delle donne palestinesi), e dei tanti che mi hanno fatto vedere i loro lavori.Con pesantezza d’animo di chi – come me – non sopporta che a pagare un prezzo alto, in questi ultimi anni, sia stato il giornalismo di qualità. Quello scritto e quello scattato.

Sono felice per i giovani fotografi italiani, ma non posso non nascondere l’amarezza. Avrei voluto vederli pubblicati (anche) in Italia. nemo profeta in patria. Io, però, continuo a ribellarmi a questo che non considero un fato ineluttabile.

Mabrouk a tutti. E un mabrouk speciale a Eduardo, che ci mette molto cuore.

Difficile scegliere un brano per la playlist. Necessita un brano arabo. E dunque, vi dedico Miel et Cendres. Suona il liuto Dhafer Youssef, che ascoltai al Cairo assieme a Paolo Fresu, in un duetto imperdibile.

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