La scelta appare obbligata. Bisogna parlare di denaro. Per la crisi, certo. E soprattutto perché la crisi porta paure facili da alimentare. Come quella secondo la quale, dall’altra parte del Mediterraneo, forze oscure siano partite in massa per comprare le nostre imprese. E dunque conquistarci.
E allora, per sfatare le paure e le leggende, per parlare delle normali, quasi immanenti regole del mercato mediterraneo, raccontiamo una storia che parte da casa nostra. C’era una volta il denaro. Parola latina. Pronipote del denarius, moneta argentea diffusa soprattutto in epoca romana imperiale, l’equivalente di 4 sesterzi. A cavallo dell’impero romano, delle sue truppe e delle sue conquiste, il denarius era arrivato dappertutto. Per questo il tradimento di Giuda era stato quantificato in denarii, ben trenta.
Gli imperi però, insegna la storia, crollano, finiscono. Ma non finisce l’uomo, i ritmi quotidiani, la necessità di comprare il pane. Il denaro resta, in altra foggia. Al posto dell’imperatore, c’è la professione di fede musulmana: la ilaha illallah. Nessuno si era fatto problemi prima, nessuno se n’è fatti dopo, tra mercati, suq e grandi potenze dell’epoca.
Appare all’orizzonte l’età dell’oro arabo-islamica. E il denaro, appunto, diventa d’oro. Quando il califfo omayyade Abdel Malik decide, alla fine del VII secolo, la grande riforma finanziaria e istituisce il dinar, moneta aurea del peso di 4,25 grammi. Oggi, in tempi in cui si cercano i beni-rifugio, è persino tornato di moda. Con l’idea dell’e-dinar, di un dinar elettronico legato al valore dell’oro, che però sembra non avere sfondato neanche nella Penisola Arabica. Così, il denarius è diventato dinar, ed ha veleggiato per mari e coste, sino a ritornare ai diversi occidenti che ci sono nel Mediterraneo. Il dinaro di Belgrado ne è una timida reminiscenza.
Come le navi, come le derrate, anche il denaro fa andirivieni, nel Mediterraneo. Parte in latino, e torna in arabo.
Ma accanto alla grande storia, c’è quella del denaro che serve a campare. E allora si scopre, adesso, quanto quel singolo pezzo di carta si sia rifatto importante. Le carte di credito e i soldi virtuali hanno creato una cortina fumogena che ha annebbiato la nostra cultura materiale. Dove c’è sempre stato quel sacro rispetto che nasce dall’uso che si fa del denaro (quello vero e concreto). Il denaro, talvolta, si bacia. Perché è una benedizione di Dio, una benedizione che arriva nel corso della giornata e serve a far mangiare la famiglia alla sera. Lo bacia l’ambulante della bancarella, al mercato di Salerno, quando il primo cliente, di mattina presto, compra qualcosa. Lo bacia il commerciante arabo, e poi se porta alla fronte, e poi dice hamdulillah, sia ringraziato Iddio.
La voce “denaro” è una di quelle che ho fatto per Fahrehneit, la trasmissione letterario-culturale di Rai Radio3. Oggi pomeriggio, alle 15 e 45 circa, l’ultima parola di questa settimana. Parola impegnativa.