Il problema non è nel destino cinico e baro. In mesi cinici e bari che ci hanno tolto persone, figure importanti, affollando le bacheche virtuali dei necrologi. Il fatto è che se ne stanno andando, spesso per naturali questioni anagrafiche, i padri. I padri intellettuali di un pensiero progressista, inclusivo e complesso che ha segnato gli ultimi decenni della storia del Novecento e questo primo scorcio del Terzo Millennio. Se n’è andato Umberto Eco, ci ha lasciato Tullio De Mauro, e oggi anche Zygmunt Bauman.
Così, ci sentiamo orfani. Una condizione che non ha a che fare con il sentimento, in questo caso. Ci costringe a diventare grandi, a essere grandi, nonostante la nostra già tarda età. La morte di figure intellettuali di tale rilievo mette a nudo ciò che non siamo riusciti a fare: ricevere il testimone da loro, e passarlo alla generazione successive. E’ il tema difficile e urgente dell’insegnare alle generazioni successive ciò che si è imparato e fornire gli strumenti cognitivi che a noi (che gran fortuna!) sono stati consegnati. E’ il tema dei maestri che non siamo riusciti a essere.
Cosa ricordare di Bauman? Due passi, entrambi da Modernità Liquida. Uno che investe la propria dimensione intellettuale, e descrive l’esilio perenne e salutare. L’altro che riguarda il futuro dell’umanità.
“Anziché nell’apolidia, il trucco consiste nell’avere molte case, ma nel trovarsi, per ciascuna di essere, contemporaneamente dentro e fuori, coniugare intimità e occhio esterno, coinvolgimento e distacco: un trucco che le persone sedentarie difficilmente possono imparare. l’esilio offre l’opportunità di imparare tale trucco: tecnicamente, un esilio significa essere in un un posto ma non farvi parte”.
“La comunità definita da confini rigidamente controllati anziché dal proprio contenuto; la “difesa della comunità” tradotta nell’assoldare guardiani armati che controllano l’ingresso; predatori e cacciatori all’agguato promossi entrambi al rango di nuovi nemici pubblici numero uno; riduzione degli spazi pubblici a enclave “difendibili” con accesso selezionato; separazione anziché contrattazione della vita in comune; criminalizzazione di qualsiasi differenza: sono questi i principali elementi dell’attuale processo di evoluzione della vita urbana”.