Il signor B è metodico. E soprattutto ha un gran sorriso. Gli sorride tutto, non solo gli occhi. Le pieghe attorno alla bocca esile. La barba appena accennata. Le rughe ai lati della fronte. Di quelle rughe che fa la vita sempre all’aria, quando il sole in Sicilia cuoce la pelle e quando, nel breve inverno dell’isola, il vento sferza. Ma lui no, lui sorride, conosce i suoi clienti, donne e uomini. Anticipa le richieste, come i veri mercanti.
Fin qui, tutto nella norma. Il signor B è commerciante serio e affidabile. Risponde sempre con garbo i suoi sì e i suoi rari “Le ho finite, le olive nocellara, ma la settimana prossima già ci sono quelle nuove”. A distinguere il signor B dai suoi colleghi è, in particolare, quel suo essere metodico. Non solo e non tanto nella disposizione della merce, sempre uguale quell’unica volta alla settimana in cui il signor B arriva in paese per il mercato, si piazza nello stesso posto alla stessa ora, in attesa dei suoi stessi clienti e delle loro ossessioni alimentari.
La sua vera, intima ossessione è la provenienza della merce. Dal Mediterraneo al Cile. Le lenticchie? Dal Canada. Le noci? Dalla California, ovviamente. I ceci? Sempre dal Canada, come i fagioli.
“E i pistacchi, signor B? Da Bronte?”. “Ma quando mai! Sono talmente pochi, i pistacchi di Bronte, che non bastano a soddisfare i siciliani.” “Non superano lo stretto di Messina, insomma…”. “Non arrivano neanche sul mio banco”. E allora, da dove arrivano? Il signor B tradisce un sorriso stavolta imbarazzato. Prende il sacco da dieci chili e legge. “Dall’Iran, signora”. Bene! Sono i migliori al mondo, rispondo io con euforia malcelata. Il signor B si tranquillizza. “Sa, quando dico che vengono dall’Iran, più di qualcuno storce il naso”. Caro il mio signor B, mi verrebbe da dirgli, non capiscono nulla. Che si tengano la loro ignoranza.
Taccio, però, per rispetto a un uomo gentile. Un sorriso atteso tutte le volte che vado al mercato.
Il gioco tra il signor B e me sulle etichette dei suoi prodotti prosegue da anni. Leggiamo con attenzione quello che c’è scritto sui datteri che vengono da Israele, ma so bene che sono coltivati a poca distanza da Gerico. Discettiamo sulle olive nere al forno. Compro quelle calabresi, non solo per le origini familiari, ma perché sono di gran lunga più buone delle marocchine. È invece felice quando può dirmi che le olive verdi sono delle parti nostre, zona Castelvetrano e dintorni.
Poche settimane fa, sono di nuovo passata dal banco del signor B. Per i pistacchi. Gli ho chiesto se ancora riusciva a farsi arrivare i pistacchi iraniani. “E perché no, signora? Mica è sotto embargo l’Iran. Certo, c’è qualcuno come Trump che vorrebbe impedire di farci arrivare i pistacchi, ma noi siamo ancora liberi”.
Caro il mio signor B, lei di politica internazionale capisce molto di più di chi penso io. E i suoi pistacchi iraniani sono molto buoni.
(Noterella a margine delle notizie che arrivano da Washington, dove il presidente Donald Trump e la sua amministrazione continuano a premere il mondo perché si allinei alle posizioni statunitensi con l’obiettivo di isolare l’Iran e con il rischio sempre più ravvicinato di una guerra).

Mi piace il signor B e sono d'accordo con lui.
Apprezzo il tono lieve e delicato con cui Paola sembra sfiorare temi complessi e gravi, in verità lasciando intravedere la vacua pretenziosa arrogante follia di chi non capisce il momento storico e le sue implicanze e vuole imporre a tutti una visione e delle strategie che conducono a dissennati baratri di cui nessuno ha desiderio.
Bello! Mi ricorda l'incipit di Donne del Profeta, in cui Fatima Mernissi racconta di una dotta conversazione con il suo droghiere.
Bellissimo