La Casa del Ciuciulìo, o delle Chiacchiere, libera traduzione di Dar al Liwan, la casa della conversazione. Quell’angolo della casa araba che serve a ricevere, a offrire un caffè (magari al cardamomo), e a chiacchierare.
Visto che in queste settimane mi fotografano spesso la piastrella che denomina la mia casa di Sambuca di Sicilia, la prima a essere acquistata or sono dieci anni fa (e non a 1 euro) da una ‘forestiera’, forse è il caso che io me la fotografi da sola e che magari ne spieghi il vero significato.
E’ una piastrella pensata e prodotta da un ceramista armeno, George Sandrouni, che ha il suo laboratorio a Gerusalemme est, nella Città Vecchia, cinquanta metri dopo la Porta Nuova. Entro nei dettagli perché la tradizione armena della ceramica, a Gerusalemme, resiste bene, nonostante la comunità armena si stia assottigliando ogni giorno di più.
Quando siamo venuti a Sambuca, un amico, Gianluca Di Miceli, propose di dare alle case ristrutturate un nome. Arabo e siciliano. Arabo e italiano. Così fu: man mano che le case venivano ristrutturate, me ne andavo con gioia da George, nel suo piccolo laboratorio accogliente, a ordinare le piastrelle e ad acquistarle, per portarle da Gerusalemme nella lontana Sambuca. Molte case, già ristrutturate da anni da italiani (sambucesi, siciliani, romani, milanesi), hanno il loro nome, arabo e italiano. Basta girare e andarle a pescare.
La calligrafia è quella elegante e raffinatissima propria dell’arabo, una calligrafia che George e sua moglie Dorin hanno espresso al meglio. Da veri artisti.
Un pezzo della ‘mia’ Gerusalemme è qui. E io ne sono contenta.
