Esseri umani in attesa

Due foto. I luoghi sono lontani fra di loro.

In basso a destra, Yarmouk. E’ in Siria, alla periferia di Damasco. Il più grande campo profughi palestinese, una casa per 160mila persone, almeno sino al 2011. Nel 2012, quando la rivoluzione siriana si trasforma in guerra civile e guerra per procura, il campo di Yarmouk, un vero e proprio quartiere dello hinterland di Damasco, rimane al centro dello scontro tra il regime di Assad e le varie sigle della rivolta. L’assedio del 2013 è pesantissimo, per la popolazione. L’immagine scattata dall’Unrwa rende conto della rottura della situazione in cui versava Yarmouk quando l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi riesce, solo nel 2014, a rompere l’assedio. E’  l’icona del dolore, l’icona dell’umanità dolente.

Seconda foto, a sinistra. Kyiv, marzo 2022. La scatta un grande fotografo, Emilio Morenatti dell’AP. Il rifugio per gli ucraini che devono lasciare Kyiv (devono lasciare, perché nessuno lascia la propria casa se non è costretto) è un ponte. O meglio, quello che rimane di un ponte, che – si presume – è stato fatto saltare dalle forze ucraine per fermare in questo modo la possibile avanzata dei russi che hanno invaso dieci giorni fa il paese. In attesa di passare, tutti assieme. Come in attesa erano gli abitanti di Yarmouk.

Esseri umani in attesa di un destino ignoto, comunque deciso da chi, al Cremlino, ha violato le regole del diritto internazionale, della legalità internazionale, della civile convivenza, della democrazia.

1 commento su “Esseri umani in attesa”

  1. I miei amici ed io stiamo raccogliendo beni di prima necessità e una associazione di volontari li porterà a destinazione per aiutare la popolazione Ucraina.

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