Nonostante io ami internet, per me Second Life non è solo oscuro, ma è un mondo che non mi attrae. Ciò non significa, però, che non sia importante, fruito, diffuso. Tanto è importante, diffuso, fruito, che ha invaso anche lo spazio sacro. O meglio, dallo spazio sacro è stato invaso. Così come nella realtà, anche in Second Life esistono templi, nella fattispecie esistono moschee. E Islamonline.net, sito tra i pù importanti al mondo per capire la realtà musulmana, ha pensato di utilizzare SL persino per andare alla Mecca, sia come non-musulmani curiosi di capire cosa succede nel primo luogo santo dell’Islam durante il pellegrinaggio, sia come musulmani che vogliono prepararsi appunto allo Hajj, uno dei pilastri della fede.
Per comprendere meglio cosa significa la realtà virtuale per lo spazio sacro musulmano, c’è il saggio di Krystina Derrikson, Second Life and The Sacred: Islamic Space in a Virtual World. Molto interessante. Come il sito, da cui l’immagine è tratta e in cui si trovano altri saggi da leggere, come Globalization, Democracy, the Internet and Arabia di Jon W. Anderson, un’autorità sull’era del digitale nel mondo arabo.
(grazie per la segnalazione a tabsir.net)