Come si fa a lasciare un segno quando la propria voce è messa a tacere dentro una cella? Me lo chiedo da tempo, ma soprattutto da quando è iniziato lo sciopero della fame di Alaa Abd-el Fattah. Nonostante le condizioni inumane alle quali è sottoposto, nonostante le violazioni che subisce da quasi nove anni nelle carceri egiziane, nonostante tutto, Alaa riesce a lasciare un segno che nasce dal suo gesto e, ancora una volta, va oltre il suo caso individuale. Le richieste indicate alla sorella, Sana Seif, nel loro ultimo, breve colloquio dicono questo. Non è solo lo sciopero della fame di Alaa: è il gesto politico con il quale chiede che i diritti siano rispettati per tutte le decine di migliaia (almeno 60mila) persone che sono prigioniere delle carceri egiziane. Persone senza voce, a cui Alaa dà voce da quasi cinque mesi attraverso il suo sciopero della fame. Le richieste parlano di liberazione di chi è sottoposto a detenzione preventiva, per intenderci, assieme ad altre ben precise richieste di scarcerazione dei prigionieri.
Ieri, finalmente, Al Jazeera Arabic ha dedicato un lungo servizio ad Alaa.
E prosegue con costanza, da quasi tre mesi, anche il digiuno solidale per Alaa, giunto al giorno 142 di sciopero della fame. Oggi digiuna ancora una volta, in solidarietà, Daniele Lugli, che sul suo blog si definisce “amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento”. Capitini, per i pochi che non lo conoscono, ha anche fondato la Marcia per la Pace Perugia-Assisi ben 61 anni fa, nel 1961. Daniele Lugli ha dedicato ad Alaa un bel ritratto proprio sul suo blog..
Chi vuole aderire, può mandare una email a info@www.invisiblearabs.com