Alaa è al giorno 187 di sciopero della fame. 6 mesi e una settimana. 187 giorni. Numeri che fanno impressione, già solo a pronunciarli. E mentre continua il silenzio sulla consunzione di Alaa Abd-el Fattah, mentre altri 60mila prigionieri nelle carceri egiziane continuano a essere invisibili, è in corso uno strano confronto a distanza tra Il Cairo e Londra. Non è il destino di Alaa, al centro del confronto, nonostante sia un cittadino britannico a cui viene negato anche il diritto di ricevere in prigione una visita consolare per sincerarsi delle sue condizioni di salute.
Il nodo è quello della COP27, la conferenza sul clima che inizia tra poche settimane a Sharm el Sheikh.
Incredibile a credersi, infatti, un summit sul clima si può svolgere in un paese in cui le violazioni dei diritti umani sono ai massimi livelli, in cui i condannati alla pena di morte pongono l’Egitto ai primi posti della tragica classifica globale, in cui la libertà di espressione è negata da anni. In cui, appunto, 60mila persone sono prigioniere per reati di espressione e di coscienza. Perché, per esempio, hanno scritto un tweet considerano contro il regime.
Londra ha passato il testimone al Cairo. COP26 si era svolta a Glasgow, lo scorso novembre. COP27 sarà a Sharm, tra pochissimo. Il problema è che, si dice da giorni, re Carlo III non andrà in Egitto per partecipare al summit, nonostante siano note – da decenni – le sue posizioni ecologiste. Ed è in forse anche la presenza della premier Liz Truss, che gli ambientalisti non solo britannici accusano di aver concesso molto, troppo in termini di licenze di esplorazione di giacimenti di idrocarburi nel mare del Nord. Certo, l’assenza di re e premier britannici al summit in Egitto sarebbe uno sgarbo diplomatico di non poco conto. E – a giudicare dall’articolo pubblicato dal Guardian lunedì scorso, 3 ottobre – un messaggio è già arrivato a Londra.
D’altro canto, COP27 è uno dei terreni su cui gli attivisti per i diritti umani – sia le associazioni egiziane sia quelle internazionali – stanno dando battaglia perché il regime egiziano sia costretto a cedere su qualcosa. I diritti ambientali, insomma, non sono altro dai diritti umani. La richiesta di liberare i prigionieri di coscienza è uno dei punti nodali, nella campagna sulla COP27 in Egitto.
La speranza di tutti è che questo confronto tra Londra e Cairo porti i frutti sperati, per Alaa e per i prigionieri di coscienza. Speranza cui dà voce anche un breve post pubblicato da Khaled Ali, il più importante avvocato sui diritti umani in Egitto, allievo di Ahmed Seif al Islam. Khaled Ali parla di un altro prigioniero, Mohammed Baker, avvocato, difensore di Alaa, arrestato assieme a lui all’interno di un tribunale tre anni fa. “Ci manchi, Baker. La tua liberazione è vicina, se Dio vuole”.
Oggi mercoledì 5 ottobre digiuna di nuovo Tatiana Cappucci, in solidarietà con Alaa. Tatiana è attivista del gruppo territoriale di Latina di Refugees Welcome Italia. Grazie, ancora una volta!!
Chi vuole aderire al digiuno solidale di 24 ore a staffetta, iniziato il 28 maggio scorso e continuato sino a oggi senza interruzioni, può mandare una email a info@www.invisiblearabs.com