Tutti se ne vanno, se ne sono già andati, programmano di andarsene. E noi (italiani) in Iraq rischiamo di tornarci. Armati, ça va sans dire. Almeno stando a numerose dichiarazioni che, in numero crescente, tornano a riempire il dibattito nostrano sulla politica estera. Ultimo, oggi, l’ex ministro della difesa del governo Berlusconi, Antonio Martino. Inutile dire che affermazioni del genere sembrano in controtendenza non solo nei confronti della Gran Bretagna, che non solo ha pensato ma sta attuando da tempo la sua exit strategy. Ma anche verso gli Stati Uniti, che stanno cercando – anche sotto l’amministrazione Bush – di uscire da un vero e proprio pantano, peggiore di quello in cui gli USA si cacciarono durante il Vietnam. E allora? Perché noi dovremmo tornarci, armati, quando tutti vorrebbero andarsene? E perché andarsene dal Libano dove, sino ad ora, abbiamo evitato che l’instabilità del paese dei cedri si trasformasse in guerra civile aperta? In Libano, si dice, i nostri militari sarebbero in pericolo. E in Iraq o in Afghanistan, perché non dovrebbero essere a rischio?
Per avere un quadro (non superficiale) della situazione irachena, un must è il blog di Juan Cole. E per avere un’analisi razionale della situazione in Medio Oriente, a sette anni dalla nuova strategia Bush, forse conviene darsi una letta, non veloce ma attenta, all’ultimo rapporto sulla regione elaborato dal Carnegie Endowment for International Peace. Americano, il think tank.
Ecco il succo: la guerra in Iraq è stata l’elemento più importante della strategia Bush, anche se non il solo. “The outcome, however, is not what the Bush administration envisaged. On the contrary, the situation has become worse in many countries. Despite the presence of over 160,000 U.S. troops in Iraq at the end of 2007 and an improvement in the security situation, Iraq remains an unstable, violent, and deeply divided country, indeed a failed state. Progress is being undermined by the refusal of Iraqi political factions to engage in a serious process of econciliation, as the Bush administration has repeatedly warned. Furthermore, with the demise of Saddam Hussein, the balance of power between Iran and Iraq has been broken, increasing the influence of Tehran in the Gulf and beyond. Meantime, Iran continues its uranium enrichment program undeterred by United Nations (UN) Security Council resolutions or the threat of U.S. military action”.