Dura, la situazione a Gaza. Ancor più dura del solito. A un anno di distanza, sembra si riproduca lo stesso confronto tra Hamas e Fatah che diede vita alla separazione tra la Cisgiordania e la Striscia, l’indebolimento ulteriore dei palestinesi, e la tragedia di un milione e mezzo di persone dimenticate ormai da tempo. Lo scontro tra le forze di sicurezza di Hamas e il clan Helles (il più importante di quelli legati a Fatah) ha avuto il suo alto prezzo di sangue (grazie ad Anna per la segnalazione del rapporto del PCHR, dove sono elencate anche le violazioni in Cisgiordania). E le sue dietrologie su chi abbia acceso la miccia con l’esplosione che, alcuni giorni fa, costò la vita ad alcuni militanti di Hamas e a una bambina.
Il risultato (politico) è che il braccio di ferro tra l’Autorità di Ramallah (tra le sue varie componenti che non è detto che abbiano tutte la stessa linea) e Hamas a Gaza (che forse ha lo stesso problema, seppure in dimensioni ridotte) è lungi dall’essere terminato, nonostante lo sforzo di facilitatori, consiglieri, paesi arabi che tentano di ricucire lo strappo. Gli arresti di militanti di Hamas in Cisgiordania e le retate di questi giorni contro gli uomini di Fatah a Gaza segnala l’apertura di una nuova fase, ancor più delicata. Che però dice una sola cosa: Gaza non si “riconquista” con la forza. Il negoziato sembra l’unica strada.