Due biscotti per una vita

Annunciata la morte di “Abba” Guibre. Annunciati anche i toni della discussione che seguono, oggi, all’uccisione di un ragazzo di 19 anni, di colore, perché forse aveva rubato una scatola di biscotti. Tanto vale una vita. Una scatola di biscotti. L’esasperazione, come la chiama Gad Lerner in un commento perfetto, dei toni usati in questi anni ha creato il mostro: quel mostro per il quale la vita vale due biscotti, né sembra una follia il fatto che una persona ne insegua un’altra, continui a sprangarlo sulla testa fino a che l’altro non rimane esanime sulla strada, e se ne scappi pure. Se avessero sparato al potenziale ladruncolo Abba, all’anagrafe il cittadino italiano Abdul William Guibre, si sarebbe potuto pensare a uno scoppio di rabbia, all’ira che acceca e che dura un attimo, il tempo di uno sparo. Ma sprangare un ragazzo impone un’energia, una forza, e un lasso di tempo così ampio da far supporre che a un certo punto la razionalità torni padrona della situazione.

E no, invece. La discussione è tutta sul ladruncolo, sull’esasperazione dei baristi, sul “se l’erano meritata”. Perché, ironia della sorte, Abba non era un immigrato con permesso scaduto da rimpatriare, bensì un cittadino italiano. Bene: il passaggio del Rubicone è stato compiuto. Siamo diventati razzisti in tutto e per tutto. E dunque, ora, non ci resta che assistere a quello che molto probabilmente succederà tra un po’, per esempio in una città come Milano in cui di immigrati, di diversi, di colorati ce ne stanno tanti. Succederanno gli scontri di periferia, l’aumento delle misure di sicurezza, la crescita della tensione tra comunità, la violenza. E’ quello che vogliamo?

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