Siamo abituati a pensare all’architettura come qualcosa di neutrale. Non lo è. Siamo abituati a pensare che la storia del conflitto sia solo politica. Lo è, ma c’è anche qualcos’altro. Per esempio, l’architettura, come ha raccontato Eyal Weizmann in The Hollow Land. Ora, la riflessione sull’architettura del e nel conflitto è diventata anche un progetto che si occupa del versante palestinese. Sarà alla Biennale di Venezia, il progetto, ma intanto è un sito, un work in progress. Si chiama, non a caso, Decolonizing Architecture. Ci partecipa anche un italiano, Alessandro Petti, autore di un bel libro che si chiama Arcipelaghi e enclave, pubblicato da Bruno Mondadori nel 2007. Da leggere, la storia del progetto di “ri-costruzione” di Oush Grab, a Beit Sahour (Betlemme), da cui è tratta la foto.
