La data fissata è l’8 ottobre. Finito l’Eid el Fitr, si ritorna ai ritmi normali, nel mondo arabo. Non così in Israele, perché al tramonto dell’8 ottobre inizia lo Yom Kippur. Al Cairo, invece, l’8 ottobre arriva la delegazione di Hamas, l’ultima in ordine di tempo a incontrare i mediatori egiziani per far partire seriamente i negoziati per la riconciliazione nazionale e per un nuovo esperimento di governo di unità nazionale che faccia superare il conflitto tra Fatah e Hamas. Quanto trattative del genere, che peraltro vanno avanti da mesi, possano aver successo, è tutto da vedere. Le pressioni arabe ci sono tutte, esemplificate dalla strigliata arrivata dalla Lega Araba nell’ultima riunione di settembre all’ordine di tutte le fazioni palestinesi. E i negoziati si svolgono non casualmente al Cairo, sede della Lega Araba, perché sembra che l’organizzazione voglia mettere tutto il suo peso su di un qualche accordo tra Fatah e Hamas che faccia superare una divisione di cui finora solo i palestinesi hanno pagato lo scotto.
Contro l’accordo, però, continuano a essere tutti gli altri. Stati Uniti in testa. Il divide et impera tra la Cisgiordania sotto Fatah e Gaza sotto Hamas interessa molto, e non solo per tentare di ridimensionare il potere del movimento islamista. Lo spazio d’azione per un accordo, dunque, è molto ridotto. Soprattutto perché l’intesa significherebbe non tanto una riedizione del governo di unità nazionale negoziato alla Mecca un anno e mezzo fa, quanto piuttosto una riconsiderazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, in maniera tale che possa accogliere – come peraltro sosteneva l’accordo tra le fazioni del marzo del 2005 – anche Hamas e Jihad Islamica. Le indiscrezioni parlano di una riunione tra tutte le fazioni il 4 novembre. Ma da qui a un mese, il tempo è molto perché non succeda niente di negativo.
ps. Nel frattempo, il Jerusalem Post ha oggi la notizia che Abu Mazen ha incontrato a Ramallah esponenti di Hamas. Il nome è quello di Nasreddin al Shaer, ex premier del governo monocolore di Hamas del 2006. La discussione è sull’estensione del mandato di Abu Mazen, che scade il 9 gennaio, ma che Abbas ha dichiarato di voler estendere: Hamas è assolutamente contraria, e minaccia di designare un presidente ad interim, nella persona del facente funzione speaker del parlamento. Il rovello va risolto prima del 9 gennaio: le conseguenze potrebbero essere molto pesanti, in casa palestinese.