L’uragano travolge tutti, ma c’è chi resiste meglio, e chi resiste addirittura bene. Le banche islamiche sembra se la stiano cavando: è quanto sostiene, per esempio, il governatore della banca centrale della Malaysia, che è il paese dove più è sviluppata la finanza in linea con la sharia, al di fuori della penisola arabica. Lo ha detto, ironia della sorte, nel congresso sulla finanza islamica organizzato a… Boston.
“Islamic finance has, thus far, remained positive, despite the current challenging global financial environment,” Zeti Akhtar Aziz said in a speech at a sharia banking congress in Boston on Monday. The text was released on Tueday. “The sharia injunctions require that the financial transactions be accompanied by an underlying productive activity thus giving rise to a close link between financial and productive flows.”
Prossimo appuntamento, a Istanbul dal 13 al 17 ottobre, per il secondo summit del 2008 dell’International Islamic Finance Forum. Forse si capirà qualcosa di più, compresa la reale consistenza di una via alternativa alla finanza. Una via alternativa che, peraltro, altri tipi di banche stanno indicando. Prima fra tutte, in Italia, Banca Etica.
Ieri Banca Etica ha fatto uscire il primo comunicato da quando è cominciata la crisi dei mutui.
“Fino ad oggi ci siamo trattenuti dal parlare. Non volevamo essere confusi con i grilli parlanti. Ma diventa essenziale oggi il nostro contributo”, ha detto Fabio Salviato, presidente di Banca Popolare Etica. “Noi vogliamo essere un testimone nel tribunale che ha messo le banche e la finanza sul banco degli imputati. Forse siamo un testimone contro, vista la nostra scelta, ma chissà che da un processo giusto vengano fuori elementi per ripartire. Non da zero ma dal buono che c’è. Le regole non possono essere scritte da chi le ha violate o interpretate a proprio appannaggio. Né possono rispondere ad una crisi endogena del sistema senza valutarne le alternative già esistenti”.
E gli fa eco Mario Crosta, direttore dell’unica banca etica in Italia: “Beck, Stilgitz, Roubini e molti altri – tra cui Banca Etica – sono stati inutili profeti. La crisi maturava da tempo. Vero che ce ne sono state molte ma questa è una crisi profondamente etica. Accanto a numeri oramai impronunziabili, di fronte ai quali il piano Usa fa la figura di un davide che combatte golia, c’è una profonda ferita sociale. Ora non è certo il momento di allargare il fronte dei critici, purtroppo. Ma leggere che il Ceo di Unicredit fa ammenda – un po’ tardi, direi – e che chiami con sé nel declino il mestiere dei banchieri non lo accetto. Si può essere banchieri attenti e responsabili, e si può fidelizzare la clientela con servizi e prodotti onesti e sostenibili nel tempo”.