Forno – i ricordi…

I miei lettori sono un po’ timidi. E quindi riporto io quello che loro mi hanno segnalato. Blondnomad si ricorda “quando alle grandi feste in Siria, ci si cucinava il kharuf ripieno tutto intero”. E Francesco, raffinato, mi segnala una poesia da emigranti, di Rosette Capotorto. Intitolata, ovviamente, il forno.

Quali sono le tue possibilità
di essere nel giro
quando cresci
in una pizzeria del Bronx
e nessuno
conosce il tuo nome ma solo che sei
una eye-talian e tuo padre fa
la pizza e tu
servi la pizza e fai
i compiti dopo la scuola
al tavolino dietro il forno

e nessuno vede mai tua madre
ma lei è lì dietro
ad arrotolare polpette
e a tenere tuo fratello più piccolo e un altro
in grembo
che sarà tua sorella
e la rallenta un po’

e tu cambierai pannolini
oltre a fare i compiti
dietro il forno
e friggerai dieci libbre di melanzane
per fare la parmigiana
e così farà anche tua sorella
più piccola di due anni e mezzo
ed entrambe laverete i piatti nel grande
lavello del ristorante

e dopo un po’ tu e tua sorella
vi dividerete il lavoro e accadrà
che tua sorella è più brava con i pannolini
e a pettinare bambini e tu a friggere
melanzane
e che poi il tuo fratellino sarà grande
abbastanza per impastare
e misurare la sua forza
con l’impastatrice d’acciaio
una volta avvisato della sua pericolosità

la sorella piccola
ultima nata
farà pizzette
e ci sarà una foto
a ricordartelo

una piccola bambina che arrotola pasta
che la famiglia
mangerà
in sei
piccole
fette.

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