Inizio come sempre simbolico, quello di Uomini e Religioni a Cipro. Quaranta esponenti religiosi si mettono in fila, presentano il passaporto alle autorità turche, prendono un visto con tanto di timbro, e attraversano quella linea dove fino a pochi anni fa passava un muro e in cui alla fine si è aperta una breccia. Nicosia è ancora divisa, il muro è ancora lì, lungo il perimetro della divisione tra greci e turchi. Ma almeno ora i ciprioti di una parte e dell’altra non hanno più l’oltraggio di un muro che spacca totalmente la città.
Poi la piccola truppa di religiosi ha percorso la poca distanza che separa la linea di divisione da quella che una volta era la chiesa di Santa Sofia, e ora è la moschea di Suleyman. Cristiani e musulmani insieme entrano nella chiesa/moschea. I musulmani, sunniti e sciiti, marocchini ed egiziani, uomini e studiosi che esprimono diverse linee di pensiero nel mondo islamico, si mettono a pregare di fronte al minbar, in direzione della Mecca. Dietro a loro, i cristiani (laici e prelati) guardano, in silenzio, in un luogo in cui la struttura architettonica rimane quella di una chiesa a tre navate.
