Tra i Qassam e il latte

Game is over, sembra. Nel senso che la tregua tra Hamas e Israele, che a dire il vero scricchiolava dal 4 novembre, quando l’esercito israeliano l’aveva violata con una incursione, finisce oggi. E Hamas non ha intenzione di rinnovarla se non ne vengono rispettate le condizioni. I Qassam sono tornati a volare sopra il territorio israeliano: il bersaglio sono ancora una volta le cittadine del Negev, Sderot sopra tutte le altre, mentre sta per iniziare Hanukkah. E dentro Gaza continuano a mancare le cose essenziali: l’Unrwa ha deciso la sospensione degli aiuti alimentari perché non sono entrati rifornimenti, e una delle partecipanti a una mailing list su Gaza parla di quello che la sua amica Jehan le ha detto: “I feel pain when I walk the streets of my city and I see how full of lights they are, how full all the shops; I still feel in my heart the despair for not been able to enter Gaza and see my friends, and touch them, and smile them. Jehan, my best friend in Gaza told me yesterday that there is no milk in Gaza; no cheese or yougurt either, no rice, and the bakeries are close most of them for lack of fuel.”

Hamas dice che non vuole rinnovare la tregua. Militari e politici israeliani dicono molte cose, e la stampa si interroga sul perché delle differenti posizioni. Sul perché Ehud Barak volesse continuare la tregua, sul perché la spada di Damocle dell’operazione militare su Gaza aleggi da settimane, sul perché – guarda caso proprio ora – si ritorni a parlare della forza militare di Hezbollah. Aprire definitivamente il fronte sud a Gaza, con una operazione che però, per scattare, avrebbe bisogno di una preparazione di settimane e del richiamo dei riservisti, vorrebbe dire rischiare (molto) di aprire il fronte nord, e di attendere una reazione di Hezbollah in aiuto di Hamas. Israele è disposto a rischiare a due mesi dalle elezioni? O non si limiterà, si far per dire, a incursioni mirate e a targeted killings contro la leadership di Hamas?

Riflessioni a tavolino, ovviamente. Intanto, game is over. Ne comincia un altro.

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