E’ vero che si vieta il kebab per le strade lombarde, si vieta – cioè – il più mediterraneo dei fast food. E’ vero che certe volte, in questi giorni italiani, non ho riconosciuto il mio paese, né pensavo che potesse di nuovo scendere in derive che per me erano stati spauracchi, e pagine di storia tragica per fortuna già trascorsa. Una trappola in cui non ricadere. E invece le tracce di quella trappola ci sono tutte.
E’ vero anche che ho incontrato l’altra Italia, quella ora (o sempre?) minoritaria. E che qualche carezza, da questo pezzo di Italia, l’ho ricevuta. Domande intelligenti, intrise di curiosità, e la percezione che in quelle teste il dubbio c’era, di qualsiasi tipo e natura. Quel tarlo che rende anche i ragazzi (non tutti, come non tutti gli adulti) impermeabili alla sindrome da reality che ha derubricato in altri, tanti italiani la semplice domanda: perché?
Qualcuno che, come direbbe De Andrè, va ancora in direzione ostinata e contraria c’è. In silenzio, senza troppo apparire. E fa, per fortuna, domande.