Il Getsemani è proprio lì in alto, a destra del palco elegante che nel giro di pochi giorni è stato tirato su nella biblica valle di Giosafat. Il giardino in cui Gesù Cristo si è interrogato, ha pregato, ha pianto, è appena sopra quella valle in cui, tra gli olivi, le tombe cristiane e la terra battuta, Benedetto XVI ha celebrato la sua prima messa pubblica a Gerusalemme. Davanti a qualche migliaio, forse cinquemila, fedeli sparsi per il piccolo avallamento.
A destra il piccolo giardino del Getsemani, il luogo della riflessione sulle difficoltà estreme. A sinistra le possenti mura di Gerusalemme, la piccola cupola della Moschea di Al Aqsa, e più in là la maestosa e dorata Cupola della Roccia. E una giornata baciata dal sole, la prima con una temperatura quasi estiva, la seconda del pontefice di Roma nella città santa alle tre religioni del Libro. La scenografia, però, non basta – alla missione vaticana arrivata in Medio Oriente con Benedetto XVI – a far dimenticare le difficoltà crescenti di una visita che continua a essere spigolosa, poco calda, sempre sotto la lente del microscopio.
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