S’avvicina l’incontro con Barack Obama, programmato il 28 maggio, e allora Mahmoud Abbas cerca di arrivare più forte all’appuntamento. E’ una delle ipotesi più accreditate che girano sulla decisione di creare un nuovo governo a Ramallah. Nuovo governo, di nuovo presieduto da Salam Fayyad. Si dice che sia più solido del precedente, perché ci sono 24 ministri invece dei 16 del primo governo Fayyad creato all’indomani del colpo di mano di Hamas a Gaza del giugno 2007. A me sembra, invece, più debole. Intanto, Fatah è profondamente spaccata sulla questione del nuovo governo: alcuni nomi si sono rifiutati di entrare nel nuovo esecutivo (compreso colui che avrebbe dovuto rivestire il ruolo di ministro dei prigionieri: ministero importante per la società palestinese). E poi il gruppo parlamentare di Fatah non vuole votare la fiducia al governo. Tutti segnali che si assommano al vero e proprio scontro di una settimana fa, dentro Fatah, che aveva portato al rinvio dell’insediamento del nuovo governo.
Fatah si prepara finalmente all’ottavo congresso, i negoziati difficili con Hamas vanno faticosamente avanti, e il partito nazionalista palestinese ha paura di continuare a perdere inesorabilmente consenso, se si continua sulla linea del tecnocratismo. La linea di Fayyad, che dovrebbe far arrivare i fondi internazionali in Cisgiordania. La linea del tecnocratismo, però, sta inesorabilmente staccando il destino della Cisgiordania da quello di Gaza, e i politici di Fatah più legati alla base non possono accettarlo. Questo il motivo per il quale anche il Fronte Popolare non ha accettato la proposta di Fayyad di entrare nel governo. Questo il motivo per il quale, a parteciparvi, sono solo partitini.
Se Fatah non sta benissimo, sembra che anche dentro Hamas vi sia qualche problema. Al Siyyasa, giornale kuwaitiano che da anni ama gli scoop (alcuni li ha indovinati, altri no…) dice che Khaled Meshaal avrebbe dimissionato Moussa Abu Marzouq, il numero due del bureau politico che, in questi ultimi anni, è stato il protagonista dei rapporti con i paesi arabi. Il giornale kuwaitiano, appunto, sostiene che Meshaal abbia dimissionato Abu Marzouq proprio per le pressioni di Siria e Iran contro una linea più pragmatica e più filo-araba.
Intanto, due osservazioni. Non metterei insieme, soprattutto in questo momento, la posizione siriana con quella iraniana. Damasco sta seguendo un percorso diverso da quello di Teheran, e pensare a una linea comune su Hamas mi sembra molto semplificativo. E poi tra i dimissionati di Meshaal ci sarebbe anche Imad al Alami, che invece era stato il rappresentante di Hamas in Iran, anni fa. Bisogna attendere, insomma, prima di capire qualcosa di più di quello che sta avvenendo nelle stanze del potere del movimento islamista palestinese.