Ahmed Alaidy è un uomo timido. Riuscire a farlo parlare, di fronte al pubblico, è impresa ardua. Di sé non vuole parlare, perché si considera un uomo fortunato, rispetto agli amici scrittori, poeti, scrittori teatrali che non hanno avuto la chance di avere un testo non solo pubblicato in Egitto, ma anche tradotto in altre lingue. Inglese, anzitutto. E ora italiano. Ahmed Alaidy non è così timido quando scrive. Il suo Essere Abbas (pubblicato da poco dal Saggiatore) è un testo coraggioso, intrigante, interessante. Non solo e non tanto per l’argomento, quanto per questo sguardo vicino – anzi, dentro – alla nuova Cairo. Una Cairo sfasciata, spesso, eppure una Cairo che non ha perso il filo di una strana speranza.